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ITALIANI ALL'ESTERO - FRANCIA/ITALIA - CONVEGNO MIGRAZIONI. PROF.SALMERI (LA SAPIENZA): ANNI '90 PARTONO GIOVANI CETO MEDIO. METE: LONDRA (29%), LIONE E MARSIGLIA (10%), GERMANIA (16%) ARCHITETTI E DESIGNER A BARCELLONA

(2019-03-26)

  Seconda giornata del convegno  ‘Migrazioni e circuiti di scambio tra Italia e Francia dal XIX' secolo ad oggi’ all’Ecole Francaise de Rome,  promosso da numerose istituzioni tra cui la stessa Ecole, l’Ambasciata di Francia in Italia, Institut Francais, la Fondazione Centro Studi Emigrazione, La Sapienza Universita’ di Roma, Aix Marseille Universite’.

Ad aprire i lavori pomeridiani Luca Salmieri,  del Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche, de La Sapienza Universita’ di Roma, che si e’ soffermato sulla deindustrializazione italiana tra gli anni Settanta e Novanta e sui nuovi flussi giovanili verso la Francia.
“Verso la seconda meta' degli anni '70, il grande ciclo migratorio si chiude e i numeri sono decisamente piu' bassi. Quasi contestualmente nel mercato italiano si comincia pero' a registrare un processo di deindustrializzazione insieme ad una diminuzione dell'offerta di lavoro manuale.
All’inizio la deindustrializzazione viene vista come un segno di modernizzazione anche se negli anni Ottanta si registrano 725.000 posti di lavoro in meno nel settore industriale e manifatturiero. Un dato destinato a crescere: negli anni ’90 le statistiche certificano infatti la perdita ancora piu’ netta di lavoro in questi comparti. Si verifica, come osservo' il sociologo Luciano Gallino, "una vera e propria scomparsa dell’Italia industriale'' e anche settori come l’informatica, che rappresentavano il nuovo, o l'aeronautica, l’elettronica e l' automotive si riducono in modo drastico. E il processo continuera’ subendo un vero e proprio colpo nel periodo della crisi finanziaria del 2007,” ha esordito Salmieri.

“Contestualmente si verifica una trasformazione radicale dei movimenti verso l’esterno che riguardano in modo particolare le generazioni giovani figlie di quel ceto medio che si comincia a preoccupare dei percorsi di transizione dei figli alla vita adulta.

Agli inizi degli anni '90, a causa del mutato clima, i genitori suggeriscono quindi ai giovani di trasferirsi a Londra, metropoli globale che sintetizza il nuovo scenario di competitivita’ e modernita', un modello che attrae varie tipologie di giovani da tutta Italia,” ha spiegato Salmieri delineando le differenze tra coloro che scelgono Londra e quelli che si muovono verso la Francia.

"Le aree metropolitane, come Lione, Marsiglia e chiaramente Parigi, cominciano a porsi come alternative al modello Londra. Se quest’ultima attira per lo spirito di avventura, le città francesi vengono scelte da coloro che hanno maggiore progettualita’, lo spostamento oltralpe si pone come una scelta meditata e articolata. In effetti, mediamente, la quota che va in Francia e’ laureata, oltre il 55%. Risulta invece piu’ variegato il gruppo di giovani adulti che va a Londra. Un caso particolare rappresenta, invece, Barcellona che attrae soprattutto designer, architetti, grafici,” ha aggiunto Salmieri sottolineando come nel 2016 le partenze raggiungano quota 170.00, delle quali oltre il 65% sono giovani da 25 a 39 anni.

"Londra attira il 29% di questi giovani, la Germania il 16%, mentre la Francia il 10% con una considerevole presenza a Lione e Marsiglia di giovani provenienti soprattutto dal Nord Italia,” ha precisato Salmieri osservando come questa nuova mobilita’ sia caratterizzata da individualismo, ovvero, ‘"Non sono i legami forti a spingere alla partenza.
Si nota poi una forte consapevolezza dell’importanza di costruire il proprio percorso gia’ in Italia. Inoltre c'é una fortissima doppia appartenenza: sia ai luoghi di origine che a quelli in cui si sviluppano queste esperienze,” ha concluso Salmieri precisando, però,  come la ricerca di gratificazione professionale e una crescita personale siano le caratteristiche che accomunano tutti i giovani che decidono di partire per l'estero. (26/03/2019-L.G.-ITL/ITNET)

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