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ITALIANI ALL'ESTERO - PARTITI - PROF. RICCIARDI(SEGR.PD SVIZZERA): "RIVENDICO CON FORZA: E' GIUNTO IL MOMENTO DI DARE MAGGIORE SPAZIO, ASCOLTO E VOCE A FEDERAZIONI DIRIGENTI E PARLAMENTARI IN GIRO PER IL MONDO

RICCIARDI: VIVIAMO IN UNA SOCIETA' INTERCONNESSA E GLOBALE ANCHE NOSTRO AGIRE POLITICO DEVE ESSERE INTERCONNESSO E GLOBALE

(2018-10-30)

    Eletto da appena due giorni Segretario del Partito Democratico in Svizzera il Prof. Toni Ricciardi ben conosce la comunità italiana nella Confederazione Elvetica, sia dal punto di vista dell'attualità  politica che nelle intrinseche dinamiche storiche e sociali,  che fanno di lui, docente di storia delle migrazioni presso l’Università di Ginevra, oltre che coautore del Rapporto Italiani nel mondo,  un attento e pervicace osservatore  della complessa realtà che l'emigrazione italiana odierna in Svizzera vive appena al di là della frontiera alpina. 

Una nazione che "rappresenta un caso emblematico e, insieme, un modello ricco di paradossi". Fra i quali gli italiani hanno imparato a navigare ed a farsi apprezzare grazie al loro formidabile impegno nella crescita del Paese.  "A tutt’oggi, la Svizzera è l’unico paese al mondo, oltre all’Italia, in cui l’italiano è lingua ufficiale", ricorda Ricciardi nel suo ultimo libro "Breve storia dell'emigrazione italiana in Svizzera",  nonostante un  decennio di tensioni xenofobe, mai del tutto sopite, tant'è che  nel 2014 per una manciata di voti passò l’iniziativa contro l’immigrazione di massa.

Una comunità italiana organizzata, tanto da rappresentare un modello di partecipazione politica senza precedenti nel resto del mondo italiano all'estero per il permanere del collegamento con i partiti italiani, soprattutto del centro sinistra. 

Ed è da quest'ultimo elemento che principia  l'intervista  rilasciata, dal Prof.Toni Ricciardi ad Italiannetwork/Italialavorotv, sulle difficoltà che il Partito Democratico deve oggi affrontare in una evidente  condizione di difficoltà della forma partito e della sinistra, in particolare.

  "La prima difficoltà è quella di mantenere in vita questa lunga ed antica tradizione, bisogna avere la capacità di ritrovare le ragioni dello stare insieme, la tradizione della sinistra, non solo in svizzera ma in tutto il mondo è sempre stata quella di dividersi in mille rivoli, tant'è che gli appelli della base sono sempre più ricorrenti e chiedono sempre più unità.

Ora io parto da questo: dall'ascolto e dalla volontà di  rimettere insieme tante esperienze e tante storie che hanno senso nello stare insieme e che se messe a regime sono in grado di dare anche un orizzonte e una prospettiva. Bisogna far risentire utile il partito alla comunità, altrimenti non serve a nulla".

Domanda:  E' stata fatta, eufemisticamente,  'accademia",  piu' che altro, negli ultimi tempi ?

"Probabilmente negli ultimi tempi ci si è  più preoccupati di marcare le differenze anziché individuare i punti in comune. Il che è  molto più faticoso, però è l'unico elemento che ci resta, tenendo presente che probabilmente avremmo anche molte cose da raccontare, narrare, non dico " insegnare", ma quantomeno condividere con il partito nazionale, probabilmente l'intera
comunità degli italiani all'estero, l'intera comunità del PD in Europa è in grado di poter dire e raccontare cose che probabilmente a volte la dirigenza nazionale dimentica.

Domanda: Ritiene che la dirigenza nazionale abbia dimenticato il partito all'estero o quantomeno non l'abbia valorizzato adeguatamente ?
i
Ricciardi: "Il problema non è averlo dimenticato, io lo ho detto durante la mia relazione congressuale: ' rivendico con forza il fatto che -  visto che la migrazione è il tema, non negli ultimi mesi ma negli ultimi anni; visto che demograficamente l'unico territorio italiano che cresce è l'estero -  forse è giunto il momento di dare maggiore spazio, ascolto, voce alle federazioni del PD in giro per l'Europa e nel mondo e allo stesso tempo ai suoi dirigenti e ai parlamentari all'estero.

  Anche i parlamentari all'estero - afferma Ricciardi - non possono essere semplicemente un'appendice nel periodo elettorale, ma debbono essere protagonisti di tematiche nella quotidianità, d'altronde è la storia d'Italia che lo testimonia, il boom economico è stato fatto grazie all'emigrazione ed io mi permetto di provocare: l'Italia è una repubblica fondata sull'emigrazione".

Domanda: Conferma posizione Fondazione Migrantes espressa nell'ultimo Rapporto sugli Italiani nel Mondo ?

Ricciardi : "Indubbiamente ! Sono un coautore del rapporto da quasi un decennio, e ne sono convinto di questo !"

Domanda : Migrazione chiama lavoro..

Ricciardi : "Migrazione chiama interscambio, contaminazione, consapevolezza, gli  italiani hanno la necessità di sentirsi raccontare che cosa è il mondo. I giovan,i soprattutto ! Più passa il tempo, più si corre il rischio di cancellare memorie, di cancellare storie, e vedere riaffiorare storie che conosciamo e che è il caso che non riaffiorino più.  Quello che accade nel contesto mondiale, noi non è che viviamo a compartimenti stagni!  E se viviamo nella società della comunicazione interconnessa e globale, significa anche che il nostro agire politico è interconnesso e globale, quello che accade in Europa e nel resto del mondo, quantomeno dovrebbe farci un po' preoccupare ed allarmare, quindi probabilmente è giunto il momento di uscire dai salotti e discendere per strada, altrimenti la gente non ci capisce più.
  Ora la gente ci vede come qualcosa di distante, che poi di fatto non è, perché ci sono centinaia, centinaia e migliaia di militanti, di dirigenti locali, anche all'estero, che si impegnano quotidianamente per mantenere in vita un'idea di partito che significa un'idea di società, ed a queste persone bisogna dare ascolto, bisogna dare spazio"

Domanda: Mi permetta di tornare ancora alla prima domanda, quali  problemi deve concretamente affrontare il PD  in Svizzera ?

"Intanto noi abbiamo tre categorie di persone delle quali preoccuparci:
- la prima generazione che ha le sue difficolt.  una volta che è andata in pensione vive tra due mondi, sviluppa un pendolarismo di lungo raggio, sei mesi in Italia e sei mesi qui con i figli e con i nipoti, allora noi come ci preoccupiamo di questo ? Come garantiamo, ad esempio,  a un pensionato cardiopatico l'assistenza sanitaria ? Cosa gli conviene fare: restare iscritto all'Aire oppure no ? Ed ancora :  è mai possibile che la fiscalità per coloro che vivono, soprattutto in Svizzera, rischia di divenire una penalizzazione da evasori fiscali quando non sono evasori fiscali.... e tante altre vicende.

  Noi abbiamo la nuova mobilità, le nuove persone che arrivano che per oltre il 60% non sono laureati. Finalmente quest'anno lo abbiamo detto in maniera chiara nel rapporto Migrantes,  smontando la finta narrazione della "fuga dei cervelli"  che non è mai esistita. E' stata sempre una semplificazione comunicativa. Ma oltre il 60% degli  arrivi è fatto di persone che non hanno nemmeno conseguito la laurea.  Questo sta a significare che ci sono ragazzi e ragazze che si muovono alla ricerca  di un orizzonte, di un futuro, per mille ragioni diverse, ma necessitano dell'assistenza che il mondo associativo non offre piu'.  Eppure, soprattutto la Svizzera ha registrato storicamente il maggior numero di associazioni.

  D'altra parte, a partire dagli anni '80 la rete associativa immaginava chegli arrivi dall'Italia si fossero conclusi e che ci si potesse dedicare alla rivendicazione dei diritti politici in loco. Oggi di fatto l'arrivo, chiamiamola mobilità o  neomobilità, presenta una forte domanda di assistenza. Basta perdere tre minuti su  Facebook o sui altri social per vedere che sui vari
gruppi di italiani a Basilea, a Zurigo, a Ginevra  le richieste sono quelle tradizionali sul come trovare casa, quale assicurazione sanitaria conviene fare, ho diritto o no a questa cosa, conoscete un barbiere, parrucchiere, estetista o meccanico che parli italiano.

  Allora, se questa è la galassia di persone con la quale abbiamo a che fare, ci vogliamo porre la domanda di chi si preoccupa di queste persone ?  Altrimenti di rimando mi verrebbe da chiedere: allora a cosa serve la rappresentanza degli italiani all'estero, se non per fare innanzi tutto questo ?

Inoltre, fra  le seconde,terze, quarte generazioni  abbiamo in Svizzera centinaia di amministratori ( da consiglieri federali fino ad arrivare al minuscolo consigliere municipale)  di origini italiane, o che conservano addirittura la doppia nazionalità, allora come mettiamo a regime queste persone ?  Queste persone possono esserci utili per avvicinare le seconde e le terze generazioni che non hanno voglia di cimentarsi con la politica, che si chiedono ma a che cosa serve un partito italiano all'estero ?  Credo che già individuare le risposte a queste questioni occuperà molto tempo".

Domanda: Occorre, insomma, tornare ai fondamentali ?

"Si perché la domanda che mi pongo. Anzi,  me ne sono poste due che ho consegnato all'assemblea.

La prima:  se abbia senso avere un partito italiano all'estero, e come vada organizzato e declinato ? Ovvero,  hanno ancora senso i circoli per come li immaginiamo ? Si tratta di circoli la  cui struttura è propria dei partiti novecenteschi. Ebbene,  hanno ancora senso e, se lo hanno,  come vanno articolati, come vanno innovati ?

Poi, soprattutto nel campo del centrosinistra, ci si interroga sul concetto di identità. Di quale sia l'identità del partito. Personalmente - e l' ho detto molto chiaramente all'assemblea nazionale in Svizzera - io non credo proprio nella parola identità.  E'  una parola che si potrebbe cancellare, perché noi siamo identità multiple per definizione, oggi siamo il vissuto che abbiamo alle spalle.  Ed, allora,  basta essere italiano per definirci tutti uguali ? Piuttosto  siamo uguali a una narrazione che ci spinge sempre più verso il  farci dimenticare ciò che siamo, farci respingere l'altro,  essere più polulisti dei populisti, essere identificati da Bennon il modello del populismo internazionale. O siamo cosa diversa ?  Che linguaggio parliamo con le persone ?
  Poniamoci queste domande, perchè solo trovare le risposte a queste domande forse giustifica anche il senso di un impegno.!"

Domanda: Per essere chiari. Come intende concretamente correlarsi con la sede nazionale del Partito ?

Ricciardi: " Noi abbiamo avviato in questi mesi- quando ancora non ero segretario - tutta una serie di interlocuzioni con altre federazioni, il Belgio soprattutto, in parte la Germania, la Francia. E' giunto il momento, lo ripeto, che si dia ascolto, l'estero non è più immaginabile come il granaio o il votificio, che quando ti va bene, nel 2006, consente la vittoria del centrosinistra, oppure consente di far raggiungere al Partito Democratico il 33% alle scorse politiche.

Poi, se parliamo di talenti in giro per il mondo, e se immaginiamo che ci sia un'Italia fuori dall'Italia che nella retorica ogni volta viene richiamata in ballo, bè, ascoltiamola, rendiamola partecipe, rendiamola protagonista, ma per davvero, non semplicemente quote parti, e non sto parlando di mozioni.
  Per quanto mi riguarda, io  da segretario pretenderò che ognuno possa scegliere e declinarsi nelle sensibilità che meglio
preferisce, ma con in testa l'idea che si rappresenta il partito in Svizzera, quindi non consentirò che una costruzione di lavoro orizzontale e collettivo venga messa in discussione dagli appetiti di corrente."

Domanda:  La prossima iniziativa che intende porre in essere ?

Ricciardi "Intanto nell'immediato,  sicuramente nelle prossime settimane,  convocare la prima direzione,  mettere a punto la segreteria, e lanciare un programma.  Quindi  un giro dei circoli. Circolo per circolo, in tutto il paese. Ed iniziare a mettere in piedi il programma di una grande conferenza programmatica. Abbiamo la necessità di creare momenti di riflessione in profondità. Viviamo, ormai,  in una società che io definisco la "società dello zucchero a velo", cioè noi siamo in grado ogni piè sospinto di discutere di ogni cosa. Di spread, di qualsiasi emergenza, senza mai scendere in profondità. Allora basta tifoserie, basta emozionalità. C'è bisogno di ritornare ai momenti della riflessione lenta, approfondita, che crei la condizione di creare le basi per proiettarci nel domani". (30/10/2018- Maria Ferrante-ITL/ITNET)

Toni Ricciardi è storico delle migrazioni presso l’Università di Ginevra. Condirettore della collana «Gegenwart und Geschichte-Présent et Histoire» (Seismo), è tra i coautori del Rapporto italiani nel mondo della Fondazione Migrantes, del primo Dizionario enciclopedico delle migrazioni italiane nel mondo (Ser, 2014) e membro del comitato editoriale di «Studi Emigrazione». Ha scritto, tra l’altro, Associazionismo ed emigrazione. Storia delle Colonie Libere e degli Italiani in Svizzera (Laterza, 2013) e L’imperialismo europeo (Corriere della Sera, 2016). Per i tipi di Donzelli ha pubblicato Morire a Mattmark. L’ultima tragedia dell’emigrazione italiana (2015, Premio «La valigia di cartone 2015») e Marcinelle, 1956. Quando la vita valeva meno del carbone (2016). (30/10/2018-ITL/ITNET)

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