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PIANETA DONNA - PARI OPPORTUNITA': LO STATO DELL'ARTE- A COLLOQUIO CON LA PROF.SSA ISABELLA RAUTI (CAPO DIPARTIMENTO): LA QUESTIONE FEMMINILE? UNA QUESTIONE DI PIL”
(2008-10-29)
Fino a ieri a "pagare" nei periodi di crisi sono state, oltre ai giovani ed agli anziani, soprattutto le donne, sia come madri e mogli alle prese con le difficoltà di bilanci familiari sempre più esigui oltre che per l'inevitabile restringersi degli interventi di supporto sociale, ma soprattutto come lavoratrici, cui spesso venivano preferiti gli uomini nella scelta del mantenimento del posto di lavoro in caso di licenziamenti. Oggi le situazioni sono mutate ed esiste una maggior tutela della condizione femminile. Tuttavia, lo stato dei conti pubblici italiani ha imposto una, talvolta, "pesante" razionalizzazione degli interventi. La crisi internazionale sta aggravando le difficoltà e le donne - madri e mogli e lavoratrici - temono lo sviluppo degli avvenimenti, anche se la parola d'ordine è "cautela il Paese è in grado di reggere il confronto". Diventa, dunque, prioritario per le donne conoscere quali iniziative sta mettendo in atto il Dipartimento per le Pari Opportunità, in questi mesi, per dare sostegno ai diversi problemi sui quali il Ministro Mara Carfagna si confronta quotidianamente. Abbiamo, pertanto, chiesto al Capo del Dipartimento, Prof.ssa Isabella Rauti, da tempo impegnata nelle politiche per le Pari Opportunità, quali siano le iniziative "prioritarie" a cui il Dipartimento sta dedicando massima attenzione sul piano nazionale ed internazionale. PROF.SSA RAUTI: “Dopo il mio insediamento come Capo Dipartimento per le Pari Opportunità, avvenuto il 3 giugno scorso, ho inteso portare avanti iniziative, già avviate, che da sempre caratterizzano l'attività istituzionale – ed una specifica sensibilità del Dipartimento – ma anche aggiungerne di nuove . Innanzitutto, le sottolineo le attività sostenute dal Dipartimento, che si muovono secondo 8 linee di indirizzo specifiche: - Sostegno delle vittime della tratta e della violenza e dello sfruttamento (competenza conferita per legge tramite apposito capitolo di Bilancio); - Tutela di persone con disabilità (il Dipartimento per le Pari Opportunità ospita l'albo delle associazioni legittimate ad agire in giudizio per la tutela di persone con disabilità e per la tutela di persone che siano state vittime di discriminazione a causa di disabilità); - Contrasto della pedofilia e pornografia (impegno dell’Osservatorio per il contrasto della pedografia e della pornografia minorile); - Imprenditoria femminile ( impegno del Comitato per l'imprenditoria femminile); - Contrasto alla violenza contro le donne; - Sviluppo professionale delle donne nell'ambito della pubblica amministrazione e in generale valorizzazione delle competenze professionali femminili; -Promozione della cultura di genere e dell'empowerment femminile.”
“Aggiungo, inoltre, altre due linee egualmente importanti: le politiche attive di conciliazione e le politiche antidiscriminatorie con particolare riferimento alle attività svolte dall'ufficio nazionale antidiscriminazione razziale UNAR (una delle tre direzioni coordinate dal Capo Dipartimento) che ha una competenza specifica nella tutela delle discriminazioni basate sull'appartenenza etnica e sulla politica antidiscriminatoria”.
“E’, inoltre, importante chiarire che la Delega conferita al Ministro Carfagna e, quindi, le attività che ne conseguono, rispecchiano un' interpretazione estensiva del concetto di pari opportunità: non solo legato alla parità di genere, ma relativo anche ad altre categorie considerate dall'UE a rischio discriminazione e di cui fanno parte gruppi definiti “vulnerabili” e a rischio discriminazione per handicap, orientamento sessuale, orientamento religioso, appartenenza etnica ed età”. “A queste tipologie, aggiungerei anche le cosiddette “discriminazioni multiple” per l'appartenenza a più di una di queste categorie”. D. A proposito di Europa, quali iniziative sta assumendo il Dipartimento per le Pari Opportunità in merito all'avvicinamento agli obiettivi di Lisbona ? PROF.SSA RAUTI: Il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona (tra i quali quello che prevede per il 2010 il 60% di occupazione femminile) è uno sforzo che il nostro Ministero vive congiuntamente con altri Ministeri. Nel nostro specifico, abbiamo inteso impegnarci su tutti i gender gap, i differenziali di genere che vanno dagli aspetti professionali a quelli retributivi, e ad aspetti occupazionali. Più in particolare, rispetto alla strategia di Lisbona, il Dipartimento intende promuovere anche politiche di parità nel lavoro ma, soprattutto, immaginare, con il concerto necessario degli Enti Locali -che hanno competenze su questa materia- una strategia di Welfare funzionale ad allargare la base occupazionale ed a garantire anche per le donne e per le famiglie un sistema efficace di conciliazione tra la vita privata e familiare e l'impegno lavorativo extradomestico. In questo quadro, il diritto alla maternità assume, pertanto, un ruolo fondamentale, evidentemente tutelato dalla giurisprudenza, ma spesso messo in discussione da alcune prassi negative. Il nodo centrale è, comunque, quello della famiglia: il nostro impegno è nella direzione di un miglioramento della qualità e dell'efficienza dei servizi socio-educativi per l'infanzia e di tutti i servizi offerti alle famiglie. Sappiamo, naturalmente, che ogni decisione politica ha una ricaduta diversa sul genere maschile e sul genere femminile ma il modello di welfare deve intercettare i bisogni dell'intero nucleo familiare e dare centralità ai bisogni concreti di queste ultime. D. - Occupazione femminile: e' possibile aumentare il tasso di una "buona" occupazione e raggiungere l' uguaglianza delle retribuzioni, soprattutto in un momento di congiuntura economica negativa, come l'attuale ? PROF.SSA RAUTI: - “I differenziali retributivi purtroppo esistono ed è, ormai, un fatto percepito anche a livello europeo. A parità di lavoro svolto ed a parità di condizione lavorativa, le donne percepiscono un salario inferiore a quello degli uomini. Sebbene la legge lo vieti, il differenziale retributivo si nasconde in tutta la parte del salario accessorio dove vanno ad inserirsi gli aspetti legati agli straordinari, ai bonus particolari, ai premi produttività etc”. “Le rilevazioni dell'Istat mettono, inoltre, in evidenza, quanto il tempo dedicato dalle donne al lavoro di cura, inteso in senso complessivo, incida fortemente nella gestione della vita quotidiana: appare chiaro, dunque, che non è possibile correggere il differenziale retributivo se non si mette mano alla questione irrisolta della “conciliazione”. “Per quanto riguarda l'aumento dell'occupazione femminile è necessario non tanto mettere mano su una parità di accesso al mondo del lavoro, che di fatto esiste, visti gli ottimi curricula femminili, quanto, piuttosto, risolvere la questione della "permanenza" delle donne nel mondo del lavoro, e quindi, anche della progressione di carriera e della continuità del percorso lavorativo. E’ necessario, inoltre, risolvere la questione del "reingresso" delle donne nel mondo del lavoro qualora costrette ad uscirne per esigenze legate al lavoro di cura”. “Il nostro Ministero sta, pertanto, studiando un insieme di interventi e misure concrete a sostegno della conciliazione: il pacchetto, è allo studio, insieme al Sottosegretariato per la famiglia, al Ministero del Lavoro e dell'Economia e verrà ultimato e presentato entro la fine del 2008. “Un modello di conciliazione che funzioni davvero non può essere la somma di singoli interventi di settore ma deve, invece, essere un'azione di sistema che includa politiche attive del lavoro, i tempi e gli orari delle città, i tempi e gli orari dei trasporti, i tempi e gli orari dei servizi pubblici di cui noi ci serviamo quotidianamente per realizzare il work life bilance”.
D.- Conciliazione dei tempi di vita e dei tempi di lavoro: "piu' risorse per le mamme che lavorano, solo cosi' faremo crescere il PIL in Italia" ha affermato il Ministro Carfagna. PROF.SSA RAUTI: “Di recente, insigni economisti hanno inserito la questione del tasso di occupazione femminile, in un ragionamento economico, di sviluppo e di competitività del Paese. Insomma, non una questione di donne ma una questione di PIL per il nostro paese”.
“Ed anche il ministro Carfagna ha sottolineato l’importanza dell’aumento del numero delle donne nel mercato del lavoro, come questione strategica per l’economia. Aumentare il numero delle donne nel mercato del lavoro significa, infatti, incrementare il PIL e creare un circolo virtuoso che produca nuovo lavoro, nuova occupazione e nuova ricchezza ed il conseguente miglioramento della competitività internazionale del nostro paese. Le riflessioni fatte in merito non sono, pertanto, rivendicazionismi di genere, hanno una reale dignità di strategia economica: quello che chiediamo è di fare anche uno sforzo ulteriore, di mentalità nelle scelte di condivisione del lavoro di cura all’interno della famiglia. La conciliazione non può essere, quindi, considerata una questione di donne. E' una questione che riguarda le famiglie italiane, la dignità economica e la crescita economica del nostro paese”. (29/10/2008-Monica Galiè-ITL/ITNET)
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