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ITALIANI ALL'ESTERO - GOVERNO - MARIANI(PD/ESTERO): TORNARE A VOTARE A BREVE ? PER ITALIANI IN SPAGNA NO PROBLEM E' "ESERCIZIO DEMOCRATICO. MA PRIMA MIGLIORARE LEGGE ELETTORALE"

(2018-04-30)

  Con quale "sentimento" gli italiani all'estero vivono il momento storico che il nostro paese, l'Italia, sta attraversando ?  Lo abbiamo chiesto al Presidente del Comites di Madrid Pietro Mariani, un esponente della comunità che vive da vicino e costantemente il contatto con gli italiani a Madrid e non solo nella capitale del Paese iberico. E che sia un contatto attivo e ravvicinato al di là dell'appartenenza politica, lo testimoniano i numeri emersi da un ottimo piazzamento in una campagna elettorale  per il seggio senatoriale gestita personalmente e senza supporter, che lo ha visto raccogliere notevole consenso tanto da arrivare secondo. 

"Come molti sanno, spiega Mariani ad Italiannetwork / Italialavorotv,  ho un' esperienza di diversi  anni a contatto con gli italiani in Spagna, dove vivo da circa tre decadi, anche se la campagna elettorale a cui ho partecipato  mi ha spinto a verificare se le necessità, le esigenze che io vivo sono  simili a quelle di tanti altri connazionali in Spagna. Ho cominciato così a contattare amici, conoscenti, parenti, persone del mondo dell'emigrazione per capire se il messaggio che volevo lanciare con la mia candidatura fosse ricevibile in senso universale o ci fossero altre necessità.
Quello che è emerso è che il sentimento delle persone che emigrano, dei giovani, della cosiddetta nuova emigrazione, è comune a tutti i paesi. Non ci sono differenze per chi viene in Spagna a cercare fortuna o va in Inghilterra o in Germania. Le speranze sono comuni: trovare un luogo che li accolga, che dia loro risorse economiche e permetta di sviluppare la propria professionalità. Sono esigenze trasversali, molto comuni e questo mi ha confortato.  Sono tutti non alla ricerca di  un destino particolare ma, semplicemente, alla ricerca di un futuro.

L'altra cosa che poi ho scoperto parlando con tanti individui è che le esigenze stanno, però,  cambiando rispetto a quelle della vecchia emigrazione,  che oggi ha figli, le seconde generazioni in emigrazione. E  stanno cambiando perché ormai sono integrati. Ed i figli hanno differenti esigenze rispetto al sistema Italia, perché vivendo all'estero e avendo studiato all'estero, non si sentono emigrati, quindi guardano all'Italia come la terra dei propri genitori, dei propri parenti, una cosa bella ma non un'esigenza a cui far riferimento.

Mentre  il terzo elemento che ho captato è che l'emigrazione del dopoguerra si sta un po' staccando dalla realtà italiana, per cui  ha partecipato in numero assai limitato a queste elezioni. Parlo di persone che hanno oltre 70 anni,  pensionati, che probabilmente non risentono più della necessità di far riferimento all'Italia e non tornano più in Italia perché ormai sono cittadini del paese dove hanno scelto di vivere 50 anni fa. Tre livelli di emigrazione.

Ciò per quanto riguarda la partecipazione alle elezioni ma sugli effetti, sulla qualità del voto...Ritiene che abbiano votato convintamente ?

"In realtà ho la sensazione che tanti che abbiano votato “per protesta” e magari per  partiti che non erano affini né ideologicamente né dal punto di vista personale. Hanno votato per protesta ed ora stanno aspettando. Sono, come si suol dire, alla finestra e aspettano quale risultato darà il voto di protesta. Sicchè è avvenuto che molti del PD abbiano votato 5 stelle. Oppure che altri della destra abbiano votato Salvini. Un voto "di castigo" ed anche all'estero è stato un voto "in controtendenza".

In realtà  il PD non è cresciuto quanto a numero dei voti. C'è stato, piuttosto, un aumento della base dei votanti. Attenzione, quindi, analizzare il voto nel suo complesso. Si evidenzia così che anche  all'estero è cresciuto in proporzione più il movimento 5 stelle che il partito democratico. E l'ho potuto riscontrare dalle dichiarazioni di tanti ragazzi che ho incontrato nel corso della campagna elettorale. Ragazzi che  erano simpatizzanti del partito democratico negli anni scorsi ma  che mi hanno dichiarato di votare per i 5 stelle per protesta.

Personalmente, ritengo che  la vittoria del PD all'estero sia legata a due elementi. Il  primo: al fatto che all'estero si vota chi ha già più voti e chi ha governato negli ultimi anni. Si cerca di confermare una tendenza e premiare chi ha fatto bene ed è al governo al momento delle elezioni, in questo c'è la conferma del successo del PD. Ma questo è successo in Europa Non nelle altre aree. In America e Sud America non è successo. Il fatto è  che non bisogna analizzare i dati globalmente, ma guardando alla  vicinanza geografica all'Italia. Per uno che vive in Europa è facile andare e tornare dall'Italia e verificare di persona, sul posto, come stiano le cose,  mentre non è possibile per chi sta in Nord America o in Argentina".

La comunità italiana all'estero ritiene sia preoccupata dell'eventualità di possibili  nuove elezioni politiche ?

  "No, decisamente non sono preoccupati di nuove elezioni, almeno per quanto riguarda gli italiani in Spagna. Le ricordo - fa presente Mariani - che questo è un paese dove si è votato due volte in un anno a livello nazionale, due volte in un anno e mezzo a livello catalano. Per chi vive in Spagna si tratta di un sano esercizio democratico:  se non si riesce a raggiungere la maggioranza parlamentare si fanno nuove elezioni. In Italia non è mai successo, ma è una cosa normale per gli italiani all'estero !.

Mentre quello che non sarebbe normale, dal mio punto di vista, è che se ci fossero delle possibilità occorrerebbe migliorare una legge elettorale che probabilmente non è stata fatta bene, mentre è necessario fare delle leggi che possano dare stabilità al paese." E Mariani avanza un'ipotesi "sarebbe necessario fare un governo non dico di scopo ma di preparazione per riportare gli elettori al voto."

Quanto alla più immediata attualità "io sono d'accordo sulla funzione del PD ma in cambio di un accordo di programma, a termine. E' quello che si deve fare in un paese democratico. Si tratta semplicemente di un accordo temporaneo per mettere il paese in sicurezza e ridare, poi, la possibilità agli elettori di esprimersi.
Per rispondere alla sua domanda: "penso che all'estero non siamo assolutamente preoccupati di tornare a votare. Anzi ...!."

Quanto ai parlamentari eletti all'estero, Mariani, pur avendo sollecitato piu' volte  una partecipazione più attiva in questo periodo di transizione, attribuisce, in buona sostanza,  alla mancanza di generale chiarezza del sistema Italia, di una direttrice politica chiara, l'incertezza nella quale sono costretti a muoversi i 18 eletti dalla Circoscrizione estero."

E nella ipotesi di nuove elezioni, Lei Pietro Mariani, si ricandiderebbe ?

"Ho fatto un' esperienza umana bellissima, ho partecipato a tante elezioni a livello di Comites e ad altri livelli. Per di più per me era complicato, avendo nella stessa squadra una candidata super come Laura Garavini. Ma  se ci fossero delle nuove elezioni ci penserei molto bene prima di decidere. Per me questa esperienza è stata positiva, ma questa volta la mia candidatura dovrebbe rispondere a condizioni diverse. Il Partito Democratico ha predisposto un programma molto bello e molto elaborato per gli italiani all'estero ma alcune parti non sono state condivise con i candidati. Se io dovessi essere riproposto, ma credo di no, chiederei di ripensare una formula diversa, con proposte diverse. Per cui "sono soddisfatto, contento del successo ottenuto ma un bis non lo vedo praticabile al momento".

Quanto il PD sta coinvolgendo le proprie forze all'estero in questa fase di annunciato cambiamento ?

"Il PD - ricorda il Presidente del Comites di Madrid è l'unico partito all'estero davvero organizzato. In Europa - ed io sono soddisfatto dell'organizzazione -  c'è un dibattito interno molto aperto. Abbiamo finalmente eletto un coordinatore che mancava da quattro anni. Il partito è molto vivo. E' chiaro che soffriamo alcuni condizionamenti, mancanze di spinta legate  alle questioni italiane. Non dimentichiamo che il PD in Italia ha delle resistenze interne  che non si sono risolte e, quindi, soffriamo di questa situazione".

Per il resto, Presidente, ci sono impellenze sul fronte organizzativo delle realta' istituzionali relativamente al mondo dell'emigrazione italiana all'estero ?

"La risposta più importante in questo momento è aggiornare i servizi consolari nel mondo nel modo  migliore possibile, tenendo in conto la loro utilità. Oggi non si emigra come per il passato. Si cambia paese in Europa o nel mondo per differenti cause, necessità, scelta vita. Sono  mille le ragioni e quindi un cittadino italiano che esce dall'italia deve avere garantiti i servizi minimi in qualsiasi paese del mondo dove si reca. Questo è secondo me l'obiettivo principale cui di deve dedicare il Maeci. Ed  parlamentari devono collaborare insieme al CGIE, ai Comites, eccetera... Tutti i comites denunciamo queste cose da anni. Non si tratta solo di un problema economico.  E', piuttosto, un problema di filosofia:  un italiano che va all'estero e chiede aiuto allo Stato è un cittadino che ha bisogno di un servizio dello Stato Se in Italia il cittadino ha risposte ad un servizio entro due giorni, lo stesso deve avvenire se si trova all'estero, a Londra, a Madrid od a Bruxelles. Non c'è altra strada. Il mondo è globalizzato ! Se noi come Italia non andiamo in quella direzione perdiamo punti ovunque.  Mentre, dobbiamo tener presente, che  ogni italiano che va all'estero è un valore aggiunto per l'intero "sistema paese". conclude l'esponente del PD in Spagna. (30/04/2018-Maria Ferrante-ITL/ITNET)

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