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PATRONATI ITALIANI NEL MONDO - INCA - PICCININI(PRES.INCA): WELFARE ITALIA: "NERO SU BIANCO" CITTADINI PRIVATI DI CERTEZZE"

(2017-07-09)

  L'occasione della presentazione del Bilancio sociale 2017 ha rappresentato per il Patronato INCA  e per la stessa CGIL un importante momento per mettere 'nero su bianco' lo statu quo del welfare state in Italia negli ultimi tre o quattro anni, così come lo hanno vissuto i Patronati, come si sono impegnati per andare incontro alle cresciute esigenze de i cittadini e le iniziative in termini di consulenza che il Patronato INCA  ha predisposto per sovvenire quanti hanno necessità di consulenza specialistica sulla previdenza, tutela sanitaria, genitorialità e migrazioni

„Anni molto difficili per noi ma, prima di tutto, per i cittadini privati di certezze (del lavoro, quelle che c'erano prima di tipo previdenziale;  di sostegno al reddito, che sono cambiate completamente; dello stato sociale in materia sanitaria, laddove è emersa l'accentuazione di come si stanno drammaticamente restringendo i diritti individuali attraverso la compressione delle risorse, nonostante l'aumento dei bisogni.
In questa situazione le persone si sono sentite troppo sole ed hanno trovato nei tanti uffici di Patronato, in Italia ed all'estero, un ascolto, una risposta ed una tutela.“

Ma questi sono stati anche anni che hanno coinciso con la profonda trasformazione della Pubblica Amministrazione: l'INPS è l'aspetto più emblematico rispetto alla gestione strong di un processo di telematizzazione e di allontanamento al rapporto con il cittadino. Un cittadino che ha sempre piu' bisogno di sapere, di essere ascoltato e di essere accompagnato in un processo di esercizio del potere. E noi c'eravamo. Altri non c'erano ! Ed io credo che questo sia un problema per il Paese !.

Non basta che si dica  'meno male che ci sono i patronati'. Poi sotto l'aspetto economico non lo si riconosce, ma in realtà questo 'meno male' è una consapevolezza di tutti. Ma il punto è un altro se non c'è un sistema pubblico in grado di interloquire e dare risposte, di dare ascolto e rapportarsi alle persone. Poi non ci possiamo stupire se ci sono atteggiamenti elettorali, se la gente perde fiducia, se la gente si allontana.

Noi rivendichiamo – insieme alle nostre organizzazioni sindacali - di essere stato un fattore di coesione sociale in questo periodo così difficile, ma davvero non basta proprio perchè non vogliamo esercitare una supplenza e vorremmo invece esercitare una politica sana, di integrazione delle funzioni del pubblico e delle funzioni del privato!

L'evoluzione che c'è stata, anche dal punto di vista normativo, non porta oggi ad una condizione piu' facile, a meno che il Paese, la politica, il Governo, non capisca e non interpreti il fatto che l'attuale modello di gestione del welfare state così non può funzionare, e non solo per le risorse..
Siamo passati dalle poche certezze del diritto che avevamo alle troppe incertezze. Troppe  per quanto riguarda il se, il quando, il come alla persona.

Gli ammortizzatori sociali hanno avuto una profonda involuzione e quelle persone che prima chiedevano, avendo perso il lavoro, gli ammortizzatori sociali, oggi non sono meno. Sono persone che si sentono dire in molti casi che non c'è più niente. Quindi, le domande verso gli enti previdenziali diminuiscono ma la domanda delle persone che non hanno risposta non sta diminuendo.

I Bonus non sono sinonimo di certezza di diritto ma di disarticolazione del diritto ed il Paese che si regge sui bonus si regge su una sensazione perenne di incertezza. Anche perchè sono tutti a termine: dall'Ape sociale, all'Ape volontaria che non c'è ancora – a dimostrazione che non era una grande trovata....

E non c'è solo il problema di quante sono le opportunità messe a disposizione delle persone ma anche come riescono ad esercitarlo effettivamente il loro diritto.

Allora, quando si tratta di bonus che sono sganciati da condizioni reddituali piuttosto che da altre condizioni, per quale motivo non possono essere automatici ? Per quale motivo in questo processo di presunta semplificazione non si rende semplice il rapporto con l'utenza ma lo si complica nel mettere perennemente le persone in fila a cercare delle risposte per poter accedere all'esercizio del diritto ?  Perchè attraverso ciò si risparmiano anche molti soldi rispetto a quelli stanziati che derivano già da tagli ad altre prestazioni !    Ecco perchè la preoccupazione che abbiamo è non tanto come noi riusciremo a reggere il rapporto con le persone ma come il Paese sarà nelle condizioni di dare un motivo di fiducia in relazione ad una  certezza del diritto che accompagni le fasi principali della vita della persona, che vanno esattamente nella dimensione previdenziale, piuttosto che nella tutela. Nei percorsi di genitorialità piuttosto che in quelli di salute.

Ed è per questo motivo che noi insistiamo tanto sul nostro futuro come consulenti, perchè davvero noi non abbiamo smesso di pensare ad una pubblica amministrazione in grado di semplificare il rapporto telematico con il cittadino. Oggi si è solo complicato. Anzi, non si è complicato perchè è telematico ma anche perchè dietro al fatto che tutto si gioca sulla complessità  a prescindere che la persona abbia fatto la domanda e sia nelle condizioni di poter rivendicare quel diritto, fa si che c'è un'azione di 'ostruzionismo istituzionale' volto ad impedire ai più di accedere a quel diritto....(10/07/2017-ITL/ITNET)










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