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ITALIANI ALL'ESTERO - PROGETTO "STORIE DI GENTE VENETA NEL MONDO". DAL RAPPORTO MIGRANTES ITALIANI NEL MONDO 2008: 260.849 I VENETI NEL MONDO

(2008-09-30)

    "Ci sono, secondo i dati ufficiali, oltre 3 milioni e 190 mila persone di origine veneta nei cinque continenti. I dati ufficiosi parlano, addirittura, di 5 milioni di veneti in giro per il mondo. Quindi: un vero e proprio “altro” Veneto fuori dai confini regionali e nazionali. Abbiamo voluto, fra le tante iniziative che la Regione promuove, sostenere anche quella che presentiamo in questo opuscolo e in questo dvd, in cui si raccontano dieci storie di veneti in sei paesi del mondo. Dal nord America al sud America, dalla vecchia Europa al Sudafrica. Pensiamo in futuro di completare questa serie con altre storie, con altri paesi del mondo dove le comunità venete si trovano e si sono fatte onore." Ha spiegato Oscar De Bona, Assessore alle Politiche dei Flussi Migratori della Regione Veneto, nella prefazione della presentazione del progetto "Storie di gente veneta nel mondo", un'iniziativa della Regione Veneto-Assessorato alle politiche dei  Flussi Migratori, con la collaborazione della Provincia di Verona e il comune di Montecchia di Crosara. E’ stato realizzato dall’Associazione Luci nel Mondo onlus di Verona.

    Il progetto racconta dieci storie di emigrazione veneta in sei paesi: Brasile, Argentina, Svizzera, Canada, Sudafrica, Belgio raccolte in dvd video e in un volumetto cartaceo. Il dvd andrà alle associazioni delle comunità venete all’estero e nelle scuole del Veneto.Progetto e finalità saranno illustrati giovedì a Palazzo Balbi a Venezia. Saranno presenti, tra gli altri, l’assessore regionale ai flussi migratori Oscar De Bona e il direttore dell’Associazione Luci nel Mondo Paolo Annechini. In questa occasione verranno presentati anche dati e documenti dei religiosi veneti nel mondo, dato l'elevato numero di presenze nel mondo.

    "Quelle presentate - prosegue De Bona - sono storie semplici, di gente comune, di gente che è partita, che ha lasciato con grandi sacrifici e grandi lacerazioni il Veneto, a partire da 132 anni fa. Hanno affrontato varie vicissitudini ma sono rimasti legati alla loro terra; anche coloro che appartengono oramai alla quinta o alla sesta generazione sono rimasti attaccati alle origini, attraverso i ricordi dei loro vecchi, attraverso episodi, racconti, attraverso le testimonianze concrete lasciate dai predecessori come qualche martello, qualche tenaglia, qualche indumento partito dall’Italia dal 1875 in poi. E’ stato nostro intento, con questi racconti in video, ricostruire la prima epopea e poi rappresentare la migrazione più recente, quella tra le due guerre e dopo l’ultima guerra mondiale, ed infine la migrazione più vicina a noi, che si compie in tempi più rapidi in paesi come il Sudafrica. Spero, nei prossimi video, che si possano raccontare anche le storie dei migranti veneti in Australia."

  Secondo il "Rapporto Italiani nel Mondo 2008", presentato a Roma e realizzato dalla Fondazione Migrantes, il Veneto è la regione che ha fatto registrare il più rilevante flusso in uscita dal Paese dall’unità d’Italia al 1961: oltre 2 milioni e 800mila emigrati. Nell'anno 2008  i veneti risultano essere 260.849, (248.298 del 2007), in 166 Paesi diversi, pari al 5,4% (5,2% 2007) della popolazione, ponendo la regione al settimo posto per emigrazione. E’ stato rilevato, anche, che tra il 1946 e il 1976 la presenza dei veneti all’interno dei flussi dell’emigrazione si attestava intorno al 23%.

    Per quanto riguarda il ruolo economico degli emigrati: dal rapportodel 2007 si rileva che, secondo i dati della Banca d’Italia relativi al 2006, sono state effettuate verso il Veneto rimesse per almeno 17 milioni di euro, pari al 6,9% del totale nazionale. Ad oggi, sono più di 28 milioni gli emigrati dall’Unità d’Italia, di cui un terzo rimpatriati. Il quadro attuale indica in 3.568.532 i cittadini italiani residenti all’estero, in 60 milioni gli oriundi e in più di 100 milioni le persone in qualche modo interessate dell’Italia e dell’italianità. In questo quadro, la presenza veneta è storicamente molto consistente in Paesi come il Brasile, la Svizzera e l’Argentina, ma i veneti rappresentano attualmente anche il primo gruppo regionale in Romania, Nuova Zelanda, Ungheria e Angola e il secondo gruppo in Cina.

    "Sono convinto - sottolinea l'assessore - che questi filmati, questi racconti si potranno portare anche nelle scuole del Veneto, perché è giusto che i giovani, le generazioni che governeranno e caratterizzeranno la vita sociale, economica, amministrativa della nostra regione, sappiano cosa c’è stato dietro a questo esodo, quali valori hanno sostenuto questi partenti e quali sacrifici milioni e milioni di persone hanno affrontato. Il progetto è, quindi, rivolto soprattutto al mondo della scuola, oltre che, ovviamente, al mondo delle associazioni: quelle che si trovano in Veneto e quelle oltre 380 Associazioni o Circoli che si richiamano al Veneto e sono sparsi in tutto il mondo. Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che nel corso di questo primo progetto hanno aiutato e accolto chi ha realizzato per conto della Regione questa iniziativa. Voglio ringraziarli perché sono loro i veri protagonisti di queste storie importanti."

  "Sono sicuro - conclude De Bona -  che coloro che avranno la possibilità di vedere questi video potranno trovare utili insegnamenti per crescere meglio e per riscoprire i valori della famiglia e della terra, che sono oggi ancora molto radicati nella nostra gente e sono stati, nel passato, uno dei punti fondamentali del fenomeno migratorio, che ha fatto conoscere il Veneto in tutto il mondo. Se c’è stato questo sviluppo economico è perché ci sono stati questi insegnamenti. Grazie a tutti voi."

    Quasi tutti, in Veneto, hanno in famiglia storie di nonni, antenati o parenti, partiti con una valigia di cartone, con poche cose dentro e tante speranze in testa. Imbarcatisi per i famosi 36 giorni di vapore, le loro destinazioni erano spesso le Meriche, o, talvolta, le regioni al di là delle Alpi. Obiettivo sempre quello di trovare lavoro e realizzazione.

  Fra il 1861 e il 1965 più di 25 milioni di persone partirono dall'Italia. I veneti hanno rappresentano una parte consistente di questa emigrazione: tre milioni di persone, infatti, hanno lasciato il Veneto durante gli oltre 100 anni di emigrazione; cifra che corrisponde al 12 per cento del totale. Le cause principali del fenomeno emigratorio veneto furono la miseria e l’emarginazione delle classi rurali; la fame, più che qualsiasi sogno di ricchezza, spinse i Veneti a lasciare la loro terra natia, per cercare condizioni migliori in un altro Paese. Con l’annessione al Regno d’Italia, infatti, le condizioni di povertà del Veneto, che aveva perso il mercato austroungarico, sfociarono in una grande crisi economica e sociale. Queste considerazioni economiche, pur essendo di primaria importanza, non sono, tuttavia, le uniche di rilievo: l'emigrazione fu anche un processo culturale.  Un’altra ragione alla base del migrare era, infatti, il desiderio di una "buona sistemazione", quando la stessa non era più possibile a casa propria. La stragrande maggioranza degli emigrati intendeva, infatti, ritornare in Italia. L'emigrazione era concepita come un'iniziativa imprenditoriale che avrebbe facilitato l'eventuale sistemazione nel proprio paese.

  A partire da queste considerazioni iniziò la prima fase dell’emigrazione veneta: dal 1875 fino alla prima guerra mondiale. In questi anni i veneti emigrarono soprattutto in Brasile - negli stati meridionali di Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paranà, Espirito Santo ma anche in Argentina e Uruguay, e, in minor misura, in Messico. Compivano questi viaggi affrontando numerose difficoltà e peripezie: spesso, una volta sbarcati, proseguivano a piedi nella foresta, facendosi strada a forza di machete, fino a raggiungere i terreni loro assegnati. Le tracce della prima colonizzazione si possono vedere ancora oggi nel Brasile del sud in molti nomi di luoghi, come Nova Schio, Nova Bassano, Nova Brescia, Nova Treviso, Nova Venezia, Nova Padua, Monteberico. Ancora: a Chipilo, per esempio, nei pressi di Puebla, a circa 130 km a sud-est di Città del Messico, si trova un’altra importante comunità di oriundi trevigiani, di circa 15.000 abitanti, i cui antenati partirono nel 1882 da Segusino.

  La seconda fase dell’emigrazione veneta è quella nel periodo fra le due guerre: 1916- 1945. La prima guerra mondiale comportò un brusco arresto dei flussi migratori. Nel primo dopoguerra il fenomeno riprese anche se in forma numericamente inferiore. Calarono i flussi diretti verso i Paesi europei ed assunse maggior rilievo percentuale l'emigrazione definitiva verso l'America. I governi europei ed americani cominciano ad assumere iniziative di regolamentazione e di contingentamento dell'immigrazione, ed il fenomeno migratorio iniziò a perdere le sue caratteristiche di spontaneità. Le restrizioni alla concessione dei passaporti e la crisi economica mondiale del 1929 contribuirono, in seguito, a ridurre le partenze.  Il regime fascista, infine, attuò poi una politica tesa a incrementare la popolazione, vietando quindi ogni tipo di migrazione, sia esterna che interna, ad eccezione delle ripopolazione necessaria nelle zone bonificate dell’agro pontino.

    La terza fase del fenomeno emigratorio veneto è quella che va dal primo dopoguerra al 1976, caratterizzata da flussi consistenti verso i paesi più sviluppati del Nord America (Canada in particolare) e Centro e Nord Europa (Belgio e Svizzera). La terza fase è caratterizzata anche da una maggiore regolamentazione: per esempio, nel 1948, in forza di accordi bilaterali stipulati dal governo italiano con paesi come la Svizzera, il Belgio e la Francia, ebbe luogo l’avvio di un primo consistente ciclo di emigrazione operaia verso i bacini minerari della Francia e del Belgio, dove moltissimi italiani trovarono impiego come minatori. Oppure: a seguito della nascita del MEC e con l’ascesa economica della Germania Occidentale, rinata dalle ceneri della guerra, aumentò il flusso di migranti verso le grandi fabbriche tedesche. Il Veneto, dal dopoguerra al 1961, contribuisce con la quota di gran lunga più alta di emigrazione fra tutte le regioni italiane: ben 611.438 persone.

  Il lavoro nelle miniere spesso ebbe esiti drammatici. Su tutte si può ricordare la tragedia del 1956 a Marcinelle (Belgio) dove morirono 136 italiani, dei quali 12 trevigiani, su 262 minatori rimasti vittime. Questo e altri eventi diedero impulso alla organizzazione di sindacati italiani per la non discriminazione dei lavoratori italiani nei paesi ospitanti. Contemporaneamente nacquero anche le prime associazioni nazionali degli emigranti e più tardi quelle regionali e provinciali, per promuovere la vita associativa e tenere saldo il legame con la comunità d’origine.

  La grande migrazione dei Veneti, che portò, dunque, centinaia di migliaia di Veneti a fondare paesi e città, a dar vita ad un Veneto lontano dal Veneto, rappresenta una pagina importante della storia della nostra Regione. I nostri corregionali sono partiti spesso all’avventura, conoscendo poco o nulla delle destinazioni, senza parlare la lingua, senza saperne niente di tradizioni e usi. Essi però hanno sempre portato con sé quel patrimonio di valori e di disposizioni morali, formatisi proprio nell'ambito della civiltà contadina veneta, che hanno consentito loro di divenire risorsa umana preziosa per i paesi che li hanno accolti. Valori e disposizioni morali che stanno alla base anche della straordinaria ripresa economica conosciuta dal Veneto nella seconda metà del Novecento e che ancor oggi contraddistinguono la nostra gente. Del resto, a tale ripresa, gli emigranti hanno contribuito non poco.  (30/09/2008-ITL/ITNET)

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