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DONNE - ANPI UDINE: LE TESTIMONIANZE E LE ESPERIENZE DELLE DONNE DEPORTATE

(2016-03-17)

Chi sono le donne italiane e friulane deportate? Chi le cosiddette "politiche"? La storia ci racconta che sono donne che hanno scelto, sotto varie forme e in vari modi, di disubbidire. Sono antifasciste con anni di militanza clandestina alle spalle come la Medaglia d'Oro Virginia Tonelli, torturata e deportata alla Risiera di S. Sabba dove troverà la morte, o come Cecilia Deganutti, anche lei Medaglia d'Oro, infermiera nelle file Osovane, anch'essa arrestata, percossa nelle carceri di Udine, deportata e morta a San Sabba. O come Rosa Cantoni "Giulia" staffetta partigiana, catturata per una delazione e deportata al campo di Ravensbrück da cui fortunatamente fece ritorno.

Per il calendario di eventi collaterali di Calendidonna 2016, sabato 19 marzo alle 18 nelle Gallerie del Progetto di palazzo Morpurgo in via Savorgnana 12 l'Anpi di Udine propone un incontro (massimo 25 partecipatni) all'interno della mostra “Deportati”.

La vice presidente della sezione Anpi “Città di Udine”, Antonella Lestani racconterà le testimonianze di deportate politiche italiane. Racconti, affiorati dopo molti anni dalla Liberazione e dal ritorno a casa, spesso drammatico, che “ci portano ad affermare – spiega Lestani – che la prigionia femminile ha avuto caratteri propri, distinti da quelli maschili. Non si tratta di affermare un di più di dolore, ma di dar conto di un’esperienza diversa da quella maschile”.

In generale, infatti, si tratta di donne, soprattutto quelle appartenenti alle classi dal 1920 in su, che provengono da famiglie di orientamento antifascista, cattolico o socialista, cresciute in un sistema scandito dai motti mussoliniani e che, alla caduta del Fascismo, il 25 luglio 1943, partecipano per la prima volta a grandi manifestazioni spontanee. Si assumono il compito di diffondere tra le donne la persuasione alla lotta antifascista e antinazista, di raccogliere denaro, viveri e indumenti per i partigiani e per i combattenti internati in Germania, di salvare i renitenti alla leva e i civili ricercati. Nello stesso tempo chiedono diritti per il proprio genere come il voto, la parità salariale, i permessi pagati per gravidanza e parto, l’ istruzione e la partecipazione piena alla futura vita democratica del Paese.

Tutte queste attività incorrono però nelle misure repressive attuate dai nazifascisti e molte di loro, a causa o di delazioni, o di inesperienza delle insidie presenti nella lotta contro le forze antidemocratiche e repressive, vengono arrestate e deportate nei campi di concentramento sparsi.(17/03/2016-ITL/ITNET)

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