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LAVORO – FORMAZIONE CONTINUA – 43% LAVORATORI NEL 2008 (+10% RISPETTO AL 2004) SI AGGIORNANO PROFESSIONALMENTE - RAPPORTO ISFOL
(2010-03-16)
“In Italia cresce il numero dei lavoratori che segue programmi di aggiornamento professionale e che acquisisce nuove competenze: quasi il 43% ha partecipato ad attività formative nel 2008 con un aumento di oltre 10 punti percentuali rispetto al 2004”: è il dato più interessante che emerge dal “X Rapporto Isfol sulla formazione continua” diffuso dal Ministero del Lavoro.
L’indagine Isfol, svolta nel 2009, evidenzia come la crescita delle opportunità formative attenua solo in parte le differenze esistenti nell’accesso alla formazione fra i dipendenti pubblici, i dipendenti privati e i lavoratori autonomi, che restano ancora molto accentuate: 58,3% per i dipendenti pubblici, 39,5% per i dipendenti delle imprese private, 36,3% per i lavoratori autonomi.
Il 60% dei lavoratori riconosce la necessità di aggiornamento o acquisizione di nuove conoscenze per poter svolgere efficacemente il proprio lavoro, il 70% ritiene la formazione utile per migliorare e/o cambiare posizione all’interno dell’azienda. L’accesso alla formazione resta comunque fortemente legato alle caratteristiche socio-demografiche dei lavoratori, all’inquadramento professionale e alla dimensione di impresa.
Riemergono i divari di genere a sfavore della componente femminile: nel 2008 il gap formativo è negativo per le donne di quasi 4 punti percentuali (-3,8%). La partecipazione alle attività formative dei lavoratori resta a favore della componente femminile fra i soli dipendenti pubblici (+5,9% nel 2008).
La tendenza a concentrare la formazione sulle fasce giovanili interessa tutti i lavoratori ma in particolare gli autonomi (45,2% dei formati nella fascia d’età fino a 34 anni, contro una media del 36,3%) e i dipendenti privati (41,3% contro una media di categoria del 39,5%).L’istruzione si conferma un fattore discriminante nell’accesso alla formazione: a percentuali molto basse di partecipazione alle attività formative fra i lavoratori in possesso di scuola dell’obbligo (28,6%) si contrappongono tassi molto elevati in corrispondenza dei laureati (69,8%).
I tassi di partecipazione sono in media più alti nel terziario, dove il 46,5% degli occupati partecipa alle attività formative (contro il dato medio del 42,8%). Cresce il ruolo dei Fondi Paritetici Interprofessionali per la formazione continua: si allarga la platea dei potenziali beneficiari delle politiche attive, crescono le adesioni da parte di imprese e lavoratori, aumentano le risorse finanziarie a disposizione di progetti formativi.
Nel periodo 2008-2009 le adesioni ai Fondi Paritetici Interprofessionali hanno registrato una crescita sia dal punto di vista delle imprese aderenti (+8,8%) che dei lavoratori iscritti (+10,2%): in complesso vi aderiscono 524mila imprese, pari al 42% delle imprese private italiane e il 59% dei lavoratori (pari a 6milioni 730mila). Nel 2008 i Fondi Paritetici hanno approvato oltre 4.900 piani formativi a loro volta articolati in quasi 41.000 progetti, con un rapporto di circa 8 progetti per piano. Sono state erogate complessivamente oltre 37 milioni di ore di formazione destinate a più di 628.000 partecipanti di 24.400 imprese. Il maggior coinvolgimento di lavoratori si riscontra tra i piani aziendali, che aggregano oltre i 2/3 delle partecipazioni, mentre è ancora scarso l’utilizzo del piano formativo individuale radicato principalmente tra i Fondi per i dirigenti. Dalla ricerca realizzata dall’Isfol in accordo con il Ministero del Lavoro, emerge una sostanziale tenuta degli investimenti in formazione anche durante il periodo di crisi. Il 34% delle imprese del campione, infatti, ha realizzato attività di formazione, al di là degli obblighi di legge con sensibili differenze rispetto alle dimensioni d’impresa. L’incidenza è maggiore tra le imprese grandi (72%) e medie (58%) e minore tra le imprese artigiane (30%, rispetto al 38% circa delle non artigiane).
Da una prima analisi sulle motivazioni della formazione in periodo di crisi emergono complessivamente comportamenti “non difensivi” che denotano la maturazione di una strategia di prevenzione e rilancio da parte delle imprese. Per il 23% del campione la formazione è servita infatti a sostenere la competività aziendale, mentre per il 73% ha riguardato l'aggiornamento delle competenze dei lavoratori. Sembra dunque residuale la formazione, di impronta tipicamente “difensiva”, realizzata al fine di ricollocare il personale e di mantenere i livelli occupazionali.(16/03/2010 – ITL/ITNET)
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