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ITALIANI.ITALIANI ALL'ESTERO.NUOVI CITTADINI....DEI QUALI GLI AUTORI DI "STARE NEL MONDO" OSSERVANO COME GIOVANI E ANZIANI PUR VIVENDO STAGIONI DIVERSE DELLA VITA CONDIVIDANO BISOGNI E RISORSE.

(2026-10-11)

Italiani.italiani all'estero, nuovi cittadini, cittadini non italiani: una società multiculturale colta nella sua  italica quotidianita' e nelle sue propaggini  internazionali, attraverso un attento focus sui giovani e gli anziani, sui loro bisogni e speranze, nel confronto sulle assonanze e dissonanze, sulle relazioni intergenerazionali... in questa "Italia longeva e multiculturale"... Questo in estrema sintesi l'universo che ci restituiscono i tre sociologi Fabio Introiti (Fondazione Toniolo), Delfina Licata (Migrantes) e Cristina Pasqualini(Fondazione Toniolo) autori  del libro "stare nel mondo. Giovani e anziani dell'Italia longeva e multiculturale. Un'indagine quali-quantitava, indagata dai numerosi protagonisti della ricerca,  da cui emergono criticità ma anche speranze....di futuro.

"Attraverso le loro testimonianze emerge un quadro ricco e sorprendente in cui si mescolano aspettative, preoccupazioni, risorse e fragilità, che ci aiuta a comprendere meglio chi siamo oggi come Paese e come società, le trasformazioni in corso e le sfide che ci attendono. "ha spiegato Delfina Licata, sociologa delle migrazioni presso la Fondazione Migrantes - per la quale ha curato e cura il 'Rapporto Italiani nel Mondo'...e non solo -presentando al Senato il volume edito da "Il Mulino":
 
"Le storie raccolte restituiscono l’immagine di giovani consapevoli del proprio percorso di vita, ma che contestual-mente interrogano e si lasciano interrogare dal futuro. Un futuro percepito come incerto e fragile, soprattutto se confrontato con quello vissuto dalle generazioni precedenti. I racconti dei nonni evocano, infatti, una maggiore stabilità, lavorativa ed economica, esistenziale; oggi, invece, i giovani intervistati – e anche gli anziani - concordano testimoniandolo nelle interviste – descrivono una condizione giovanile segnata certamente dal benessere, ma anche e soprattutto dalla precarietà e dall’incertezza."
"Allo stesso tempo, quella attuale è anche l’epoca delle possibilità. I giovani riconoscono di avere maggiori opportunità di scelta, di studio, di mobilità e di conoscenza del mondo. Questa libertà, però, porta con sé una responsabilità grande che spesso si traduce in inquietudine: scegliere la strada giusta, non sprecare le occasioni, costruire il proprio futuro facendo le scelte giuste in un contesto che offre molte opportunità ma poche certezze".

Dalle interviste ai giovani emergono tre bisogni fondamentali esplicita Licata:

Il primo è il bisogno di promesse mantenute. Molti giovani manifestano una forte sfiducia verso le istituzioni, il mondo del lavoro, gli adulti, maturata soprattutto a causa di aspettative disattese.

Da qui nasce il secondo bisogno, che è quello della stabilità. Non necessariamente la stabilità economica e lavorativa. Il concetto è molto più ampio: stabilità come possibilità di progettare la propria vita, costruire una famiglia, immaginare il domani senza sentirsi costantemente sospesi nell’incertezza. Programmare sul lungo periodo. E da qui lanciano un'idea nuova di lavoro: un lavoro che sia flessibile ma non fragile, dinamico ma capace di garantire sicurezza.

Il terzo bisogno dei giovani intervistati riguarda la dimensione affettiva e relazionale. La necessità cioè di essere veramente ascoltati, che i loro interlocutori siano interessati a ciò che pensano e dicono e la difficoltà di costruire relazioni solide e durature. In questo contesto emerge con forza la ricerca di punti di riferimento, persone capaci di ascoltare, accompagnare e orientare. Accanto a ciò vi è anche una richiesta di partecipazione: molti giovani desiderano essere maggiormente coinvolti nei processi decisionali che riguardano il loro futuro e il futuro della società. Reclamano agli adulti e agli anziani maggiore spazio, maggiore fiducia, maggiore visibilità."

D'altra parte, sorprendentemente alcuni degli elementi descritti per i giovani li ritroviamo nei racconti degli anziani. Anche gli anziani oggi sentono di vivere la loro età come piena di possibilità: maggiore conoscenza attraverso gli ausili tecnologici, maggiore possibilità di spostarsi, di viaggiare, di conoscere, di impegnare il loro tempo nel volontariato, nell’associazionismo, negli interessi più variegati.

Il tema più ricorrente per gli anziani è quello della salute. Quando la salute è presente rappresenta una grande risorsa, perché consente autonomia, movimento, relazioni e partecipazione alla vita sociale. Se la salute manca è una grande fragilità, alla quale uniscono il timore di essere considerati marginali dalla società e il sentirsi poco valorizzati. In un Paese sempre più longevo, molti anziani percepiscono una notevole distanza tra l’evoluzione demografica e la capacità delle istituzioni di accompagnare i cambiamenti in atto.
Alla domanda sui bisogni più importanti, la risposta degli anziani è stata sorprendentemente unanime: salute, compagnia e gentilezza. Tre parole semplici che racchiudono esigenze profonde e che parlano anche alle generazioni più giovani.

La ricerca mostra dunque come i giovani e gli anziani, pur vivendo stagioni diverse della vita, condividano molti bisogni e molte risorse: il bisogno di relazioni autentiche, di riconoscimento, di sicurezza e di partecipazione. La tecnologia è un sostegno che non sostituisce la presenza. La mobilità sta modificando molto i rapporti che vengono segnati dalla distanza e trasformati in una sorta di essere diversamente presenti, cioè dal partecipare alle questioni familiari (ma anche dei luoghi e delle comunità di origine) inventandosi nuovi modi per essere prossimi.

Chi è riuscito a trasformare la distanza in una forma diversa di presenza testimonia una vita meno segnata dai sensi di colpa e più ricca di condivisione. Tanto i giovani quanto gli anziani alla fine condividono una stessa risorsa che è, contemporaneamente per entrambe le generazioni, una criticità. Essa è racchiusa in una parola: futuro, da sognare, da costruire, da vivere." ha concluso Licata in un'estrema sintesi della presentazione  del volume che ha  nell'accompagnamento dell'Istat il riferimento strutturale - la scheletro - una parte non minoritaria del lavoro. (11/10/2026-ITL/ITNET)

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