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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - CINA - E' GOLD "THE TREASURED METAL LINKING EASTERN AND WESTERN CIVILIZATIONS" AL MUSEUM OF WU DI SUZHOU

(2026-07-23)

  GOLD. Al Museum of Wu di Suzhou oltre 190 opere per esplorare il ruolo dell'oro tra Europa e Cina, a cura di Palazzo Madama Torino dal 22 luglio al 6 gennaio 2027 a cura di Giovanni Carlo Federico Villa, Francesco D’Arelli e Chen Zenglu
Gold è The Treasured Metal Linking Eastern and Western Civilizations, un viaggio attraverso oltre 190 opere - fra monete, gioielli, sculture, mobili, tessuti e ceramiche -  per esplorare il valore simbolico, politico e spirituale dell’oro tra Europa e Cina, come materiale di scambio, simbolo di potere e ponte tra Oriente e Occidente dal Medioevo al Settecento.

La mostra, sostenuta dal Consolato Generale d'Italia a Shanghai e dall'Istituto Italiano di Cultura di Shanghai, rappresenta una nuova tappa del percorso di internazionalizzazione della Fondazione Torino Musei, una linea di sviluppo che, nel quadro delle Attività Internazionali previste dal Piano Strategico 2023-2026, promuove la presenza delle istituzioni museali torinesi sulla scena internazionale attraverso progetti di ricerca, valorizzazione del patrimonio e collaborazione con autorevoli partner museali. Un approccio fondato sulla costruzione di relazioni durature, sullo scambio di competenze e sulla realizzazione di progettualità condivise, che contribuisce a rafforzare il dialogo culturale e la cooperazione tra Paesi.

Incorruttibile, luminoso e raro, l'oro ha esercitato fin dall'antichità un fascino universale che va ben oltre il suo valore economico. Gold segue questo filo prezioso attraverso culture e secoli, mettendo in luce alcune delle valenze simboliche del prezioso metallo: il suo ruolo di strumento di potere e rappresentazione sociale, politica e diplomatica, la sua capacità di evocare il sacro e dare forma alla devozione religiosa - dal cristianesimo al buddhismo, attraverso reliquiari, sculture e manoscritti dorati - la straordinaria varietà delle tecniche sviluppate per lavorarlo.

In mostra, accanto a un’ampia selezione di oltre centotrenta opere delle collezioni di Palazzo Madama - fra monete, gioielli, oreficerie sacre, dipinti, sculture, mobili, tessuti, vetri e ceramiche - la sezione dedicata alle testimonianze provenienti dalla Cina, costituita da circa cinquanta opere concesse da otto importanti istituzioni culturali e museali, tra cui il Sanxingdui Museum, il Gansu Provincial Institute of Cultural Relics and Archaeology, il Datong Museum, il Tongliao Museum, il Xuzhou Museum, lo Shanxi Museum, il Changzhou Museum e il Tibet Museum. Il nucleo copre un arco cronologico che si estende dalla dinastia Shang (circa 1600–1046 a.C.) fino alla dinastia Ming (1368–1644 d.C.), documentando la lunga evoluzione delle tecniche orafe e la molteplicità delle funzioni dell’oro nella società cinese antica e imperiale.

La distribuzione geografica dei prestiti restituisce inoltre la varietà dei contesti di provenienza, dalle regioni del Sichuan alla valle del Fiume Giallo, dalle steppe della Mongolia Interna al corridoio del Gansu lungo la Via della Seta, fino all’altopiano tibetano. Il corpus comprende ornamenti in lamina, placche decorative, ganci per cintura, sigilli, gioielli, elementi in bronzo dorato, sculture buddhiste e dipinti rituali, offrendo una sintesi efficace del ruolo dell’oro tra sfera religiosa, rappresentazione del potere, ornamento personale e scambi culturali interregionali.
Le istituzioni prestatrici cinesi – musei provinciali, musei civici e istituti di ricerca archeologica – delineano un quadro articolato del patrimonio aurifero cinese, mettendone in evidenza le connessioni con le più ampie reti di scambio eurasiatiche.

Dai tesori dell’antico Egitto e dalle corti imperiali di Roma alle raffinate creazioni dell’Europa medievale e dell’inizio dell’età moderna, l’oro emerge in tutta l’esposizione come segno tangibile di autorità e prestigio. Nei palazzi reali e nei templi, esso si è accumulato sotto forma di monete, gioielli e oggetti preziosi, esprimendo una ricchezza che è al tempo stesso economica e simbolica. Come dimostrano le opere esposte, il concetto stesso di «tesoro» si fonda sulla capacità di riunire materiali rari e un’eccezionale maestria artigianale, rendendo visibile il potere di chi li possiede.

Eppure l’oro non è solo uno strumento di ostentazione: diventa anche un ponte tra l’umano e il divino. In diversi contesti religiosi - dal cristianesimo al buddhismo - il suo splendore immutabile è stato utilizzato per evocare la presenza del sacro. Superfici dorate, reliquiari, sculture e manoscritti trasformano la materia in un’esperienza spirituale, capace di trascendere il regno terreno. In questo senso, l’oro non si limita ad adornare gli oggetti: li trasfigura, trasformandoli in veicoli di contemplazione e fede.

Allo stesso tempo, la mostra mette in luce la straordinaria varietà di tecniche sviluppate per lavorare questo metallo prezioso. Dalla foglia d’oro applicata su tavole lignee dipinte a metodi sofisticati come la smaltatura, la damaschinatura e la filigrana romana, dai tessuti intrecciati con fili d’oro alle ceramiche lustrate, l’oro si rivela un materiale capace di adattarsi a diversi linguaggi artistici, entrando in dialogo con altri materiali e tradizioni. Questa dimensione tecnica è essenziale: è grazie all’abilità degli artigiani che l’oro acquisisce forma, significato e valore.

Un ulteriore aspetto esplorato nella mostra è il ruolo dell’oro nella definizione dell’identità sociale e politica. Indossare l’oro, sfoggiarlo nell’abbigliamento, nei gioielli o nell’arredamento, significa affermare il proprio status, la propria appartenenza e il proprio potere. I paramenti regali e le insegne ecclesiastiche, così come i tessuti preziosi e gli ornamenti personali, raccontano una storia di gerarchia e rappresentazione in cui l’oro diventa un linguaggio visivo condiviso. Dalla veste imperiale cinese ai gioielli del mondo mediterraneo e precolombiano, emerge una sorprendente convergenza simbolica: l’oro come segno universale di autorità.

Questo dialogo tra istituzioni riflette anche uno scambio storico più ampio: quello tra Oriente e Occidente. La Cina, e più in generale le culture dell’Asia, hanno svolto un ruolo fondamentale nella circolazione di materiali, tecniche e modelli artistici lungo le rotte commerciali che collegavano questi mondi. I modelli decorativi, le tecnologie artigianali e le concezioni simboliche del metallo prezioso hanno circolato tra le civiltà, generando convergenze sorprendenti: dalle sete intessute d’oro ai motivi decorativi, dalle tecnologie artigianali alle conce-zioni simboliche dei materiali preziosi, l’oro ha rappresentato un mezzo di scambio privilegiato, contribuendo alla creazione di un linguaggio visivo condiviso in grado non solo di superare i confini geografici e culturali, ma di proporre risposte simili a domande universali sul potere, sulla fede, sull'identità.

La mostra si chiude con una riflessione sul destino contemporaneo di questi oggetti. Ciò che era custodito in tombe, templi e palazzi è oggi affidato allo sguardo del pubblico: nei musei, l'oro perde la sua funzione originaria e acquisisce un nuovo valore culturale ed epistemico.

Gold è anche questo: un invito a guardare oltre la superficie radiosa di un materiale e a scoprire le storie, le tecniche e le idee che ne hanno plasmato la straordinaria eredità.(23/07/2026-ITL/ITNET)

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