Sponsor
|
ITALIANI.ITALIANI ALL'ESTERO - IRAN - "MERIDIANO ITALIA": L'EUROPA ALLA PROVA DELL'IRAN. APPELLO PERCHE' L'EUROPA ASSUMA UN RUOLO DI PROTAGONISTA NELLA DIFESA DEI DIRITTI UMANI"
(2026-01-15)
L'editoriale di "MeridianoEuropa", a firma di Gianni Lattanzio, Segretario Generale dell’Istituto Cooperazione con i Paesi Esteri (ICPE), titola "L'Europa alla prova dell’Iran: dai beni congelati alla giustizia per le vittime", che assegna all'Europa il compito di interpretare nei fatti i principi sui quali si fonda la sua stessa primigenia esistenza".
Afferma Lattanzio: "La tragedia che si consuma oggi in Iran non è soltanto la storia di un Paese lacerato dalla repressione, ma il banco di prova della credibilità morale e politica dell’Europa. Le esecuzioni di massa, le proteste soffocate nel sangue, i corpi dei giovani restituiti alle famiglie come monito di terrore interpellano direttamente le coscienze e le istituzioni del nostro continente. In questo scenario non basta più alzare la voce: è tempo che l’Unione europea trasformi la propria indignazione in atti concreti, a cominciare dall’uso dei beni congelati del regime per risarcire le famiglie dei condannati a morte.
Un Paese tenuto in ostaggio dalla paura L’Iran vive una stagione buia, segnata da esecuzioni capitali ai limiti dell’inenarrabile e da una repressione che colpisce donne, giovani, minoranze etniche e religiose, giornalisti, avvocati, chiunque osi contestare il potere. La logica è quella del terrore esemplare: ogni manifestazione soffocata, ogni processo sommario, ogni impiccagione vuole spezzare il filo sottile della speranza, trasformando la paura in strumento di governo e di controllo sociale. In questo contesto, la società civile iraniana continua però a resistere con una forza che sorprende persino gli osservatori più esperti: il grido “Donna, Vita, Libertà” non è solo uno slogan, ma un manifesto universale contro ogni forma di oppressione, un appello che attraversa confini, culture e religioni. Ogni giovane ucciso in piazza, ogni donna incarcerata, ogni minoranza perseguitata rende ancora più urgente una risposta internazionale che non sia di facciata, ma capace di incidere realmente sugli equilibri di potere interni al Paese.
L’Europa tra valori proclamati e responsabilità operative L’Unione europea ama definirsi potenza normativa, patria dei diritti, custode di valori universali. Ma questi titoli, da soli, non salvano vite, non fermano le impiccagioni all’alba, non cancellano le cicatrici lasciate dalla tortura. Diventano credibili solo quando si traducono in scelte coraggiose, anche a costo di sacrificare convenienze economiche o calcoli geopolitici di corto respiro. Da qui nasce l’appello a ritrovare la vocazione più autentica dell’Europa: non limitarsi a condannare, ma assumere il ruolo di protagonista nella difesa dei diritti umani in Iran, facendo sì che pressioni politiche, risoluzioni parlamentari e dichiarazioni di condanna si accompagnino a strumenti che tocchino il cuore degli ingranaggi economici e finanziari del regime.
Dai beni congelati alla giustizia riparativa Negli anni, l’UE ha congelato beni appartenenti a individui ed entità legate alla repressione in Iran: conti bancari, proprietà, partecipazioni finanziarie che rappresentano il volto materiale di un potere responsabile di arresti arbitrari, torture ed esecuzioni. È giunto il momento di compiere un passo ulteriore, trasformando quei beni da semplice arma di pressione diplomatica in uno strumento concreto di giustizia riparativa. Le risorse bloccate dovrebbero essere destinate – attraverso meccanismi giuridici chiari e trasparenti – a un fondo per risarcire le famiglie dei condannati a morte e delle vittime della repressione, riconoscendo, anche materialmente, che le vittime non sono numeri, ma persone con storie, affetti, progetti spezzati dalla violenza di Stato. Un simile gesto non sarebbe soltanto simbolico: avrebbe un forte significato politico, perché trasformerebbe il linguaggio astratto delle sanzioni in un aiuto tangibile a chi ha pagato il prezzo più alto.
Un’agenda europea per dignità, memoria e responsabilità Usare i beni congelati in questo modo significherebbe inviare un messaggio potentissimo a Teheran: ogni volta che il regime colpisce i propri cittadini, perde una parte del patrimonio accumulato alle loro spalle. Il costo della repressione non sarebbe più soltanto morale o reputazionale, ma anche concreto, misurabile, immediato. In parallelo, l’Europa lancerebbe un segnale al resto del mondo: i diritti umani non sono una retorica da conferenze, ma un criterio che orienta davvero le scelte su sanzioni, finanza, utilizzo dei capitali sequestrati. L’Unione si presenterebbe come laboratorio di una nuova giustizia internazionale, capace di legare responsabilità, risarcimento e memoria in un unico percorso, dimostrando che la difesa della dignità umana può e deve entrare nel cuore delle politiche economiche e finanziarie."
"In questa prospettiva, prende forma un’agenda europea più esigente e coerente: rafforzare le misure mirate contro i responsabili della repressione, sostenere in modo strutturale la società civile iraniana e la diaspora, consolidare nelle sedi multilaterali i meccanismi di monitoraggio dei crimini, affinché domani nessuno possa dire “non sapevamo”. Al centro rimane l’idea che i beni congelati non debbano restare simboli immobili di una condanna astratta, ma diventare linfa per una giustizia concreta, capace di toccare davvero le vite di chi ha subito la violenza del potere e di restituire all’Europa la sua voce più autentica: quella di un continente che sceglie di stare, con coraggio, dalla parte delle vittime e della vita umana."conclude il Segretario Generale dell’Istituto Cooperazione con i Paesi Esteri (ICPE) (15/01/2026-ITL/ITNET)
|
Altri prodotti editoriali
Contatti

|