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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - STATI UNITI - AL METROPOLITAN DI NEW YORK RICCHEZZA E SPLENDORE DE "I MEDICI: RITRATTI E POLITICA 1512- 1570
(2021-06-15)
Al Metropolitan Museum of Art di New York la mostra "I Medici: Ritratti e Politica, 1512-1570", un originale progetto espositivo che attraverso una serie di ritratti racconta la ricchezza e lo splendore della dinastia medicea e in modo particolare la grandezza di Cosimo I de’ Medici (Firenze 1519 – Firenze 1574), secondo Duca di Firenze e futuro primo Granduca di Toscana.
Un personaggio illuminato che grazie allo straordinario talento di alcuni maestri del suo tempo fece dell’arte uno strumento di potere, un mezzo per affermare il suo status sociale e per sottolineare l’importanza di Firenze e del suo Ducato. Questo il senso della mostra, in programma al Metropolitan Museum of Art di New York dal 26 giugno all’11ottobre, curata da Keith Christiansen, direttore del Dipartimento di Arte Europea al Metropolitan, e Carlo Falciani, Professore all'Accademia di Belle Arti a Firenze.
“Dieci anni fa il Metropolitan aveva realizzato una rassegna sulla ritrattistica rinascimentale da Donatello a Bellini. Questa volta, partendo da un dipinto di Francesco Salviati, acquistato alcuni anni fa dal museo, si è voluto approfondire la ritrattistica medicea. A questa produzione, su cui io avevo organizzato una piccola mostra a Parigi nel 2015, è dedicato ora il grande evento espositivo del Metropolitan, un progetto che cerca di usare la chiave del ritratto per leggere l’età di Cosimo I" afferma in un’intervista in anteprima ad Italian Network il Prof. Falciani.
“La mostra affronta il tema del rapporto tra l’idea di sè nella storia e la rappresentazione di questa idea di sè e come questo rapporto si modifica nel passaggio dalla Repubblica al ritorno dei Medici a Firenze. In questo periodo avvenne, infatti, un profondo cambiamento, nel senso più ampio del termine, nel linguaggio artistico. All’inizio del Cinquecento abbiamo ancora dei ritratti molto severi che risentono della Repubblica Savonaroliana: il frate domenicano era stato bruciato nel 1497 ma gli artisti continuano a guardare ad una tradizione Dantesca e sono legati ad un’idea di severità. Con il ritorno dei Medici nel 1512 si impone uno stile molto diverso, che si esprime in una ritrattistica magniloquente: si passa così da una pittura che imita la natura ad un’opera che ritrae una persona attraverso dei simboli e attraverso una complessa allegoria. Non vi è solo più la fisionomia, anzi a volte questa viene modificata ed il ritratto è piuttosto espressione della persona, dei suoi sentimenti, del suo status. C’è, dunque, una minore aderenza al naturale che innerva tutta la ritrattistica di questo particolare periodo", continua Falciani. "E questa tendenza diventa fondamentale con Alessandro l dal 1530 e poi con Cosimo I dal 1537. Cosimo I capisce, infatti, che governando i linguaggi potrà avere molto più potere sulle corti di quello che possono dargli le armi o le relazioni politiche, d’altra parte la Toscana non è che un piccolo ducato nel grande scacchiere europeo. Cosimo I fonda, quindi, una serie di istituzioni che lo aiuteranno a governare i diversi linguaggi tra cui l’Accademia Fiorentina, l’Accademia delle Arti e del Disegno e una prima sezione nazionale delle Arti al cui apice c'è Michelangelo presentato come artista irraggiungibile, eterno, la cui arte influenza il mondo. E la stessa cosa vale per Firenze la cui influenza si diffonde ovunque. A questo si aggiunge il Vasari che pubblica per lui "Le Vite" e la lingua volgare che viene gestita dall’Accademia che decide cosa pubblicare. Per Cosimo I le arti sono, dunque, un mezzo per arrivare al potere e l’uso che fa del ritratto lo evidenzia molto bene. Le arti fiorentine - la poesia e le arti figurative - diventano o dovrebbero diventare per lui un paradigma per tutta l'Italia" precisa il curatore.
Per dare conto di questa particolare produzione artistica, sono stati selezionati dai curatori più di novanta lavori tra cui dipinti, busti, medaglie, cammei, disegni, bassorilievi e manoscritti provenienti da prestigiose istituzioni museali internazionali e da collezioni private. Opere che restituiscono non solo una ritrattistica sontuosa, talvolta in armatura o in 'veste di', ma anche una ritrattistica legata alla poesia e alle convenzioni poetiche.
"In questa mostra non ci sono Madonne, non ci sono pale d’altare. Non è una rassegna sulla pittura del Cinquecento. Qui abbiamo voluto dare una visione di quell'epoca attraverso il ritratto. Volutamente non abbiamo inserito opere di altro tipo" sottolinea il Prof.Falciani.
Tanti i capolavori lungo il percorso, firmati dai piu’ grandi maestri dell’epoca, come Raffaello, Jacopo Pontormo, Rosso Fiorentino, Andrea del Sarto, Benvenuto Cellini, Bronzino, Sebastiano del Piombo e Francesco Salviati.
Articolata in sei sezioni, la mostra si apre con il grande busto in bronzo di Cosimo I in armatura eseguito da Benvenuto Cellini, eccezionalmente prestato dal Museo Nazionale del Bargello di Firenze e restaurato per l’occasione. Accanto a quest'opera, la versione in marmo, sempre di Cellini, conservata presso il Fine Arts Museum di San Francisco: due capolavori per la prima volta esposti insieme.
A seguire la sezione su "Il passaggio dalla Repubblica al Ducato,1512–32", dove insieme a dipinti dalla palette più cupa privi di elementi decorativi vengono presentate creazioni che testimoniano un cambiamento di stile come lo straordinario ritratto femminile di Agnolo Bronzino dello Städel Museum di Francoforte.
Si passa, poi, a "I Papi Medici, 1513–32" dedicata ai membri della famiglia che ebbero un ruolo di rilievo nella Chiesa. Tra le opere qui esposte l’elegante ritratto di Lorenzo de’ Medici di Raffaello da una collezione privata e quello di Alessandro de’ Medici di Jacopo Pontormo prestato dal Philadelphia Museum of Art.
La terza sezione illustra come Cosimo I coltivò la sua immagine di erede di una grande dinastia: in esposizione alcuni suoi ritratti, quelli dei suoi figli eseguiti da Bronzino, dalla Galleria degli Uffizi e dal Prado, e quello di sua moglie, Eleonora di Toledo, di cui viene proposto anche un abito rosso in velluto prestato dal Museo Nazionale di Palazzo Reale di Pisa.
La cultura letteraria e la sua influenza sulla ritrattistica è il tema della quarta sezione che allinea dipinti in cui la persona è raffigurata con un volume di poesie in mano. Da segnalare qui il "Ritratto di un giovane con un libro" di Bronzino e il "Ritratto di Carlo Rimbotti" di Salviati, entrambi del Metropolitan Museum. Sempre in questa sezione, alcuni lavori in cui la persona è trasformata in un personaggio biblico o mitologico: da non perdere il ritratto allegorico di Cosimo I come Orfeo di Bronzino dal Philadelphia Museum of Art e quello di suo figlio Giovanni in veste di San Giovanni Battista dalla Galleria Borghese di Roma.
Nella sezione successiva dedicata a 'Cosimo I e la Politica della Cultura’' si trovano lo straordinario ritratto della poetessa Laura Battiferri da Palazzo Vecchio a Firenze, esposto insieme ad un manoscritto di versi che si scambiò con Bronzino, ed una serie di medaglie che testimoniamo la trasformazione di Firenze ad opera di Cosimo I.
La mostra si chiude con "Firenze e Roma: Bronzino e Salviati": un confronto tra i diversi stili di questi due artisti che lavorarono entrambi alla corte di Cosimo. Il primo destinato pero’ ad incontrare maggiormente il favore dei Medici. Da segnalare gli ultimi due lavori del percorso allestiti uno accanto all’altro: il primo è un bronzo di Cellini dall' Isabella Stewart Gardner Museum di Boston, il secondo è un dipinto di Salviati. Entrambi raffigurano il banchiere fiorentino Bindo Altoviti, acerrimo nemico di Cosimo I de' Medici, sempre schierato a favore del ritorno della Repubblica.
“Accanto ad opere molto note, vi sono lavori raramente esposti provenienti da collezioni private come il ritratto di Lorenzo de' Medici Duca di Urbino di Raffaello ed alcuni dipinti di Salviati. Vi sono, inoltre, prestiti straordinari come il ritratto di Cosimo I di Bronzino dalla Gallery of New South Wales di Sydney e il ritratto dell'Alabardiere di Pontormo dal Getty Museum di Los Angeles, quasi mai concesso in prestito. Vi è, infine, il ritratto di Ludovico Capponi di Bronzino della Frick Collection, il museo di fronte al Met: un’opera che per statuto non può essere prestata" conclude Falciani, sottolineando come la mostra sia il frutto di tre anni di intenso lavoro, un lavoro reso ancora più complicato dalla pandemia.(15/06/2021-Letizia Guadagno-ITL/ITNET)
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