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DIRITTI DEI CITTADINI - NO ALLA MAFIA - DAGLI USA RUDOLPH GIULIANI, GIA' SINDACO DI NY NEGLI ANNI '90 RICORDA L'AMICO E COLLEGA GIOVANNI FALCONE

(2020-05-22)

RUDOLPH GIULIANI, popolare sindaco di New York negli anni Novanta, ricorda l’amico e collega magistrato Giovanni Falcone nel 28° anniversario della strage di Capaci. Una testimonianza profondamente sentita, emozionata ed emozionante, che lascia ipnotizzati per l’intensità. Un monologo che si segue come in un film, che RAI Italia per l'estero, dedica oggi alla figura del magistrato italiano e che seguira' su PETROLIO, di Duilio Giammaria, su Rai Due in prima serata in Italia.

Ecco il testo:
“Sono Rudy Giuliani. E’ difficile credere che siano già passati 28 anni da
quando Giovanni Falcone è stato brutalmente assassinato dalla Mafia vicino
all’aeroporto di Palermo. Mi sembra che sia successo solo pochi anni fa. Giovanni era
un mio caro amico e collega che ho avuto occasione di conoscere bene negli anni
Ottanta quando, assieme al governo italiano, raccoglieva informazioni che avevamo
qui negli Stati Uniti per indagare la Mafia siciliana. In particolare, indagavamo la
relazione tra la Mafia americana e quella siciliana nell’inchiesta chiamata “Pizza
Connection”. Da lì in poi abbiamo iniziato una collaborazione molto stretta e
abbiamo lavorato assieme in molte occasioni. Veniva nel mio ufficio per periodi
molto lunghi. Anche due o tre mesi alla volta, ascoltando intercettazioni,
testimonianze e altro materiale che avevamo raccolto. Come agente delle forze
dell’ordine e giudice era completamente devoto al suo lavoro.

Era un grande uomo, molto patriotico. Mi ricordo che l’ultima volta che l’ho visto era
a Roma. Gli ho chiesto dove viveva e lui mi rispose “In Sicilia”. Gli dissi: “Giovanni, ma
non è pericoloso per te vivere in Sicilia?” Lui mi rispose: “Sono siciliano, come potrei
vivere altrove? Mi considero un patriota siciliano”. Non avevo mai sentito nessuno
definirsi così, non solo patriota italiano ma siciliano. Amava la Sicilia e considerava la
Mafia come un ostacolo che bloccava il processo di modernizzazione della Sicilia e di
tutta l’Italia. Diceva che se l’Italia voleva diventare un paese moderno, parte della
comunità europea, non poteva consentire alle organizzazioni criminali di controllare
il territorio e l’economia di tutto il Paese. L’Italia, diceva, non può diventare un paese
moderno o una vera democrazia, finché la gente vive sotto la dittatura della Mafia.

Era fortemente convinto di questo e ha dedicato tutta la sua vita a cercare di
invertire la rotta. I risultati del suo lavoro hanno posto le basi per numerosi processi
giudiziari, in Italia ma anche qui negli Stati Uniti attraverso il mio ufficio.

Ha fatto arrestare innumerevoli membri della Mafia e partecipò anche alle nostre
inchieste e processi in cui fummo in grado di confiscare vaste somme di denaro e
chiudere aziende connesse alla criminalità organizzata, smantellando la mafia qui
negli Stati Uniti. I mafiosi venivano investigati e condannati già da anni ma
riuscivano a mantenere il controllo sui loro affari nel quartiere dei tessuti, nel
mercato del pesce, nella clonazione di carte di credito, per esempio. Tutti mercati che
erano controllati dalla Mafia, come anche il sindacato dei camionisti e i casinò di Las
Vegas. Quando un mafioso veniva arrestato, un altro ne prendeva il posto e
continuava ad espandere il business. Le cose sono cambiate grazie anche a persone
come il giudice Falcone che ebbe il coraggio di opporsi alla Mafia, così come fecero
altri qui negli Stati Uniti. Non solo processando i mafiosi ma anche bloccando i loro
affari e diminuendo così il loro potere.

Con la morte di Giovanni abbiamo perso un grande uomo. L’Italia ne ha sofferto,
Falcone avrebbe potuto fare ancora molto, era giovane. Per la sua famiglia rimarrà
sempre una ferita aperta, ma il suo contributo è stato così importante che l’Italia di
oggi deve tantissimo al lavoro di Giovanni Falcone. La sua morte è stata una vera
tragedia. Non riesco a immaginare cos’altro avrebbe potuto realizzare nella sua vita.
Molto altro, sicuramente. I risultati che ha ottenuto lo hanno reso un grandissimo
uomo e un grandissimo cittadino italiano. Sono onorato di essere stato suo amico e
lo ricorderò per sempre.” (22/05/2020-ITL/ITNET)

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