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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - RAFFAELLO - ALLA SCOPERTA DEI SEGRETI DE "LA FORNARINA" DI RAFFAELLO GRAZIE A SUPPORTO DI CHNET, CULTURAL HERITAGE NETWORK

(2020-01-28)

Da oggi al  30 gennaio, le Gallerie Nazionali Barberini Corsini dedicano tre intere giornate a studi, indagini e approfondimenti sulla Fornarina di Raffello, prima che l’opera lasci Palazzo Barberini per la grande mostra che celebrerà l’artista nel cinquecentenario della morte, in programma dal 5 marzo alle Scuderie del Quirinale. Tre giorni in cui i visitatori hanno l’occasione di osservare gli esperti, tra cui i ricercatori dell’INFN, al lavoro sul capolavoro di Raffaello e scoprire i segreti dell’opera, eccezionalmente da vicino.

La "Fornarina", un olio su tavola (di cm 87 per 63),  fu dipinta da Raffaello intorno al 1520.

La donna raffigurata è, secondo la tradizione, l’amante e musa ispiratrice di Raffaello: Margherita Luti, figlia di un fornaio di Trastevere, da cui il soprannome “Fornarina”. Non si ha notizia di chi fosse il committente dell’opera e ciò potrebbe avvalorare l’ipotesi che Raffaello l’abbia dipinta per sé, negli ultimi anni della sua vita. Che si tratti o meno dell’amante di Raffaello, dietro questo volto imperfetto, dai tratti marcati, si nasconde una rappresentazione di Venere. La posa delle mani, una adagiata nel grembo, l’altra sul seno, segue il modello della “Venere pudica” della statuaria classica: un gesto di pudore che tuttavia orienta lo sguardo dell’osservatore proprio su ciò che si vorrebbe nascondere.

Simboli della dea dell’amore sono anche il bracciale della donna su cui si legge “Raphael Urbinas”, firma dell’autore e pegno di vincolo amoroso, nonché, sullo sfondo, il cespuglio di mirto e il ramo di melo cotogno, simbolo di fertilità. Il quadro apparteneva già ai primi proprietari del palazzo, gli Sforza di Santafiora, e fu uno dei primi a essere acquistato
dai Barberini.

Il primo giorno è dedicato a un’acquisizione fotogrammetrica Gigapixel+3D del dipinto, realizzata dal team di Halta definizione: una ripresa ad altissima risoluzione, sul fronte, sul retro e sulle parti laterali, ottenuta tramite la composizione di più immagini di dettaglio di uno stesso soggetto. Questo consentirà ingrandimenti con una resa di colori, toni, dettagli, nitidezza e illuminazione non altrimenti ottenibili. Il modello 3D derivato dalla campagna fotogrammetrica permetterà, inoltre, di mappare la forma dell’oggetto, delle pennellate e delle crettature, con una precisione dell’ordine di decine di micron, e potrà essere impiegato sia per il monitoraggio dello stato di conservazione dell’opera, sia per la diffusione e valorizzazione dell’immagine di Raffaello.

Il secondo e terzo giorno sono, invece, dedicati a una campagna di indagini chimiche realizzate grazie al nuovo sistema XRF scanner multicanale, sviluppato dall’INFN nei suoi laboratori di Roma Tre, in collaborazione con il dipartimento di scienze dell’Università di Roma Tre, Sapienza Università di Roma e il CNR-ISMN nell’ambito del Progetto MUSA (Multichannel Scanner for Artworks). “MUSA è un progetto di trasferimento tecnologico dove le competenze su elettronica e rivelatori sviluppate all’interno dell’INFN di Roma Tre, vengono trasferite alle aziende che operano sul territorio per un loro potenziamento tecnologico”, spiega Paolo Branchini, ricercatore dell’INFN Roma Tre e coordinatore del progetto MUSA.

Le analisi, a cura di Emmebi diagnostica artistica e Ars Mensurae, consisteranno in scansioni macro a fluorescenza ai raggi X (MA-XRF). “Le scansioni XRF permetteranno di identificare la composizione chimica dei pigmenti utilizzati da Raffaello per la realizzazione della Fornarina e collocarli spazialmente nell’opera attraverso mappe chimiche con risoluzione sub millimetrica”, spiega Luca Tortora, docente di Chimica dell’Università Roma Tre e ricercatore dell’INFN Roma Tre. “Queste informazioni risultano essere fondamentali per conoscere la tecnica pittorica dell’artista oltre a essere utili a restauratori e conservatori per eventuali interventi sull’opera”, conclude Tortora.
Infatti, l’aspetto innovativo dell’analisi Ma-XRF è la capacità di andare oltre l’analisi di un singolo punto e di fornire vere e proprie immagini della distribuzione dei singoli elementi chimici rivelati, offrendo ampie e inedite possibilità di conoscenza sulla natura dei pigmenti, sulle tecniche pittoriche, sullo stato di conservazione delle opere.

MUSA è un progetto di trasferimento tecnologico verso le imprese del Lazio, realizzato grazie a un finanziamento della Regione Lazio (2018-2020), dopo essere stato selezionato tra 350  progetti in competizione. Questo progetto è nato anche grazie al supporto di CHNet (Cultural Heritage Network), infrastruttura nata per armonizzare e valorizzare le competenze che l’INFN ha nello sviluppo e nell’applicazione di tecniche analitiche per lo studio e la diagnostica dei materiali costituenti i beni culturali.

Il nuovo sistema XRF scanner multicanale: La tecnica dell’esame di opere d’arte, utilizzando il fenomeno della fluorescenza tramite eccitazione nella banda X dello spettro luminoso, viene potenziata da un sistema di acquisizione dati molto più veloce che in passato, che consente di acquisire più rivelatori simultaneamente velocizzandone l’utilizzo e permettendo di esaminare anche “grandi aree”. Inoltre, il sistema è trasportabile rendendo possibile l’esame in situ delle opere. Questa tecnica è ideale per determinare la composizione elementale dei prodotti utilizzati dall’artista per la creazione del capolavoro in esame e ha un potere risolutivo inferiore al mm2.

La tecnica analitica è assolutamente non distruttiva e per questo ideale a scopi di conservazione e restauro. Nello sviluppo dello strumento è stato anche coinvolto il laboratorio LASR3 Laboratorio Analisi Superfici Roma Tre che ha partecipato con la sua strumentazione di altissimo livello alla calibrazione dello scanner.(28/01/2020-ITL/ITNET)

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