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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - STATI UNITI - ALLA FRICK COLLECTION PRIMA MONDIALE OPERE SCULTORE FIORENTINO BERTOLDO GIOVANNI (1440-1491) - INTERVISTA IN ANTEPRIMA ITALIANNETWORK AL CURATORE A.J.NOELLE

(2019-08-08)

"Alla sua morte, Bertoldo di Giovanni fu descritto come un nobile scultore ed un eccellente medaglista, artefice di opere cosi' raffinate che Lorenzo il Magnifico temeva di non trovare piu' un artista cosi' bravo non solo in Toscana ma, forse, neanche in tutta Italia. Nonostante questi commenti positivi, Bertoldo e’ oggi sconosciuto ai piu' e il suo lavoro raramente e’ stato oggetto di studi approfonditi. Si parla di lui per essere stato soprattutto un discepolo di Donatello e il maestro di Michelangelo. Tuttavia, la sua produzione artistica cosi' come la sua influenza nello sviluppo della scultura fiorentina della seconda meta’ del ‘400, tra il Primo e Secondo Rinascimento, meritano grande attenzione”. Cosi' Alexander J. Noelle, curatore della mostra dedicata a Bertoldo di Giovanni (circa 1440–1491), alla alla Frick Collection di New York dal 18 settembre al 12 gennaio 2010, presenta in un’intervista in anteprima ad Italian Network lo scultore fiorentino.

In programma alla Frick Collection di New York dal 18 settembre al 12 gennaio 2010, la rassegna, intitolata 'Bertoldo di Giovanni: Il Rinascimento della Scultura nella Firenze dei Medici’, si propone di ridare, dunque, la giusta visibilità ad un artista ingiustamente dimenticato.

“Questa e’ la prima esposizione in assoluto su Bertoldo di Giovanni. Mai precedentemente gli era stata dedicata una monografica. E il progetto espositivo della Frick ha il merito di riunire quasi tutta la sua produzione: un ricco nucleo di opere in arrivo da collezioni private e da musei europei ed americani,” prosegue il curatore, sottolineando che alcune opere dell’artista sono state presentate in mostre come quella recentemente allestita al Metropolitan Museum di New York sui disegni di Michelangelo.

“La mostra propone le sue opere realizzate con i materiali piu’ disparati, dal bronzo al legno sino alla terracotta, e permette ai visitatori di apprezzarne l’inventiva e la versatilita’. Cosi' come il suo processo creativo, motivo di stupore per secoli da parte degli studiosi, e la sua carica innovativa ricca pero’ di risonanze classiche,” spiega il curatore precisando come la Frick Collection abbia ospitato in questi anni diverse mostre sui bronzi rinascimentali contribuendo a fare conoscere al grande pubblico scultori come l’Antico e il Riccio, e promuovendo parallelamente nuovi e necessari approfondimenti.

“Bertoldo riusciva a fondere insieme simboli diversi e divergenti, dando vita ad una iconografia unica, originale. Le sue sculture pur ispirandosi al passato, si impongono per le loro linee moderne, quasi stilizzate, e per la loro carica poetica. Nell’articolazione del nudo Bertoldo crea poi incisive forme muscolari specialmente nelle torsioni e nelle pose innaturali. Le figure maschili tendono ad essere imponenti nella statura, hanno volti importanti, grandi occhi a mandorla, strutture muscolose e mani dalla presa forte. Quanto alle figure femminili che compaiono solo sulle medaglie e nei rilievi, queste si distinguono per le loro ciocche di capelli, lunghe e mosse, che coprono testa e corpo, spesso sfidando leggi di gravita’. I loro corpi dalle linee morbide sono avvolti in teli che spesso ondeggiano. Anche se meno muscolose delle figure maschili, anche loro hanno una certa robustezza,” aggiunge Noelle soffermandosi sul rapporto tra Bertoldo e Donatello.

"Vi sono documenti che provano che Bertoldo lavoro’, insieme ad altri scultori, al completamento dei pulpiti che Donatello aveva progettato per la Basilica di San Lorenzo. Pur essendo difficile distinguere la ‘mano’ di Bertoldo in questa opera, sicuramente il giovane discepolo ebbe modo in questa occasione di apprendere come imitare e replicare lo stile del maestro. Possiamo dunque affermare che Bertoldo imparo’ come modellare, fare calchi e finire le sculture in bronzo proprio da Donatello. E la tecnica dello "stiacciato" che consisteva nello sbalzare appena le figure riuscendo però a dare una grande impressione di profondità e tridimensionalità deriva sempre da Donatello. Inoltre, molto probabilmente, alla morte del maestro eredito’ i suoi calchi e i suoi modelli che lo ispirarono per i lavori successivi. D’altra parte ci sono molte assonanze tra le forme robuste, solide di Donatello e le figure di Bertoldo che tuttavia si distinguono per uno stile piu’ lirico,” afferma il curatore delineando anche l’influenza di Bertoldo su Michelangelo.

"Bertoldo era il custode e il curatore del famoso Giardino delle Antichita’ di Lorenzo de’ Medici a San Marco e qui impartiva le sue lezioni sull’antico ai suoi giovani allievi tra cui Michelangelo. Sebbene Giorgio Vasari abbia ridimensionato notevolmente il ruolo di Bertoldo focalizzandosi maggiormente sull’influenza di Donatello, Bertoldo fu sicuramente importante nella formazione di Michelangelo. E la sua influenza su Michelangelo emerge nel Giudizio Universale realizzato nella Cappella Sistina anni dopo la morte di Bertoldo: proprio in questo affresco il maestro riadatta un motivo preso da una medaglia di Bertoldo. E deriva sempre da una statuetta di bronzo di Bertoldo la posa dinamica di Ercole nella Battaglia dei Centauri. Bertoldo, tuttavia, aveva ripreso questo motivo da Donatello che sua volta aveva guardato ad una famosa scultura romana. C'é quindi un profondo legame tra i tre artisti e l’antica statuaria romana,” osserva il curatore.

Circa venti le opere in mostra, allestite in modo da permettere una letteratura comparativa.
Tra i lavori presenti lungo il percorso statuette, una scultura policroma, un fregio monumentale in terracotta smaltata e sei medaglie disposte come un insieme per consentire ai visitatori di apprezzare l'evoluzione dell’artista nel realizzare questi oggetti nel corso della sua carriera.

“Bertoldo ha realizzato diversi capolavori ed in mostra ve ne sono alcuni come 'Bellerofonte che doma Pegaso'', l’unica statuetta firmata dall’artista. Un soggetto frequente nel mondo antico che Bertoldo fu il primo a riproporre pero' in modo diverso ovvero presentando la scena come una sorta di gara violenta tra l’uomo e la bestia,” precisa Noelle.

“Da segnalare anche il rilievo della Battaglia, in bronzo, del 1480 prestato dal Museo del Bargello: un motivo ripreso da un sarcofago, in parte danneggiato, che illustra una battaglia tra soldati e barbari. Bertoldo ricostruisce la scena distanziandosi tuttavia dall’originale: invece di riprodurre la narrativa dei Romani che attaccano gli stranieri, qui i soldati si attaccano gli uni con gli altri, al di la’ di ogni logica. Considerata tra le opere piu’ significative di Bertoldo giunte a noi, la Battaglia e’ un capolavoro del Rinascimento Fiorentino, una fonte di ispirazione potenziale per le monumentali scene di battaglia create da Michelangelo e Leonardo, decenni dopo la morte di Bertoldo,” puntualizza il curatore precisando come l’opera fosse originariamente nel Palazzo di Lorenzo de' Medici, sopra un camino.

“Vi e’ anche la Medaglia che ricorda la Cospirazione dei Pazzi contro la famiglia Medici avvenuta nel 1478 in cui Giuliano venne pugnalato a morte. Commissionata da Lorenzo a fini propagandistici, questa medaglia venne distribuita in tutta Europa per ricevere sostegno nella guerra contro Roma e Napoli. Ed infine c'é il fregio in terracotta smaltata realizzato per il Portico di Villa Medici a Poggio a Caiano. Lungo 15 metri fu disegnato per Lorenzo de’ Medici da Giuliano da Sangallo nel 1480. L’idea originale e la prima esecuzione e’ stata pero’ attribuita a Bertoldo. Recentemente gli studiosi hanno identificato in questa opera cinque ‘mani ‘diverse. Complessa l’interpretazione dell’iconografia che alcuni studiosi hanno identificato come l’allegoria del tempo mentre altri come l’allegoria dell’anima,” conclude il curatore.
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Bertoldo di Giovanni nacque a Firenze nel 1440 e si formò alla scuola di Donatello, con cui rimase a lungo a bottega, collaborando anche alle opere più tardive del maestro. Molto abile nel lavorare il bronzo diventò un fine medaglista e attorno al 1469 realizzò medaglie per l'arcivescovo di Pisa Filippo de' Medici e per l'imperatore Federico III d’Asburgo.
Molto apprezzato da Lorenzo il Magnifico, realizzò per lui parecchie opere, come alcuni bronzi che furono donati a Ercole I d'Este per le nozze nel 1473.
Nel 1480 disegnò per il Magnifico una medaglia con l'effigie di Maometto II, donata poi allo stesso.

Essendo un esperto conoscitore di reperti archeologici, nel 1488 ricevette l'incarico di restaurare e conservare la collezione archeologica che il Magnifico aveva raccolto, soprattutto a Roma, e che aveva sistemato nel Giardino di San Marco. Lorenzo de' Medici stesso volle poi consentire ai giovani artisti fiorentini di frequentare questo giardino e di esercitarsi a modellare opere sotto l'occhio attento di Bertoldo. Nacque cosi la prima Accademia d'arte europea, che fu frequentata da quelli che poi divennero i maggiori artisti del Rinascimento: Michelangelo Buonarroti, Leonardo da Vinci, Jacopo Sansovino, Baccio da Montelupo.

Bertoldo ebbe il merito artistico di elaborare un nuovo tipo di scultura, molto più accessibile ai collezionisti privati, il bronzo di piccole dimensioni, che poi venne portato a livelli eccelsi da altri artisti, soprattutto padovani, mantovani e fiorentini. (08/08/2019- Letizia Guadagno-copyright ITL/ITNET)

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