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ITALIANI E ITALIANI ALL'ESTERO - BREXIT - PRES. EUROPARL TAJANI AL CONSIGLIO EUROPERO: "L'INCERTEZZA DEVE CESSARE AL PIU' PRESTO. DANNEGGIA CITTADINI E IMPRESE"

(2019-04-10)

  "Siamo alla vigilia dalla scadenza del 12 aprile, e ancora il quadro rimane assai nebuloso. L’accordo di uscita non è stato approvato dal Parlamento britannico e non vi è alcuna indicazione sul percorso che il governo della Sig.ra May intende seguire per uscire dallo stallo.
Unica novità, spero rilevante e decisiva, le discussioni tra conservatori e laburisti.
L’opinione pubblica è disorientata e persino gli osservatori più attenti hanno qualche difficoltà a capire." ha affermato il Presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani

Non vi è dubbio che ci troviamo in una situazione difficile e la decisione che dovrete prendere oggi sarà forse determinante per il corso degli eventi futuri.

Questa mattina ne abbiamo discusso approfonditamente alla Conferenza dei Presidenti.
Innanzitutto, riteniamo che l’incertezza generata dalla Brexit debba cessare al più presto, in un modo o nell’altro. Essa è motivo di angoscia per molti cittadini, la cui sorte rimane la nostra preoccupazione principale.

L’incertezza danneggia anche le nostre imprese, che comprensibilmente hanno bisogno di un contesto sicuro nel quale operare e di prospettive chiare.

Non si può negare, inoltre, che questo lungo e complicato processo abbia distolto parte della nostra attenzione dalle sfide che dobbiamo affrontare e dai nostri progetti futuri.  Basti pensare che, in questi due anni, il dibattito sul futuro dell’Unione che abbiamo organizzato al Parlamento, e al quale molti di voi hanno partecipato, si è costantemente intrecciato con quello sulla Brexit.
Il Parlamento auspica quindi che, in tempi rapidi, si possa giungere ad un accordo tra maggioranza e opposizione a Westminster. Un accordo che vada nella direzione giusta.

Dal canto nostro, come sapete, abbiamo sempre sostenuto la necessità che le relazioni future con il Regno Unito siano le più strette possibile. Siamo quindi favorevoli ad un grado di ambizione maggiore nella dichiarazione politica sulle relazioni future, che potrebbe prevedere la partecipazione del Regno Unito ad una unione doganale o al Mercato Interno.

Come ho già detto varie volte in questa sede, il Parlamento considera che una uscita disordinata, senza accordo, sarebbe una sventura che abbiamo il dovere di risparmiare ai nostri cittadini e agli attori economici. Anche noi, quindi, come il Parlamento britannico, riteniamo che questa eventualità debba essere evitata, anche se non ad ogni costo e certamente non al prezzo di mettere in pericolo il Mercato Interno che abbiamo costruito faticosamente negli ultimi trent’anni.

Ora il Governo Britannico chiede una ulteriore estensione. È una decisione che spetta a voi, naturalmente. Per poter decidere, io credo si debba prima sapere a che cosa serva esattamente.

Certo, non può servire a perdere altro tempo, perché già ne abbiamo perso troppo: dobbiamo avere garanzie precise su questo, se non vogliamo ritrovarci tra qualche mese esattamente nella situazione in cui ci troviamo ora.

Come ha riconosciuto la Sig.ra May nella sua ultima lettera, una estensione non può avere lo scopo di riaprire l’accordo di uscita, se non per eventuali adattamenti puramente tecnici.

Ma, vale la pena di ricordarlo ancora una volta, essa non può nemmeno essere l’occasione per negoziare l’accordo sulle relazioni future, cosa che si può fare solo una volta che il Regno Unito diverrà uno stato terzo.

Spero quindi che quest’oggi la Sig.ra May possa chiarire il quadro entro il quale si stanno svolgendo i negoziati tra Conservatori e Laburisti.

È indispensabile sapere che cosa si sta negoziando esattamente a Londra e quali sarebbero i termini dell’accordo. Oltre ad avere la certezza che non si perderà altro tempo inutilmente, dobbiamo essere sicuri che l’accordo tra maggioranza e opposizione sia compatibile con i nostri principi fondamentali: l’integrità del Mercato Interno, l’indivisibilità delle quattro libertà fondamentali e la nostra autonomia decisionale.

Dobbiamo evitare il crearsi di una situazione incresciosa e potenzialmente pericolosa nella quale i britannici alla fine si accordano su proposte che sono per noi inaccettabili.

Visti i precedenti, dovremmo anche avere garanzie che vi sia, o che vi possa essere nell’immediato futuro, una solida maggioranza a sostegno di questo accordo o, in caso contrario, una indicazione chiara di quale sia la via che il governo britannico intende seguire per uscire da questa situazione: nuovo referendum, elezioni politiche o revoca dell’art.50.

Il Parlamento ritiene che soltanto a queste condizioni il Consiglio europeo possa accordare un periodo di estensione.

Chiedere semplicemente al Regno Unito di ottemperare ai suoi obblighi di sincera e leale cooperazione ci pare necessario, ma certamente non sufficiente.

Credo che, a questo punto, abbiamo diritto a un po’ di chiarezza, dato che, come ho già detto anche in questa sede, la scelta non è tra una estensione lunga o tra una estensione corta, ma tra una estensione utile e una estensione inutile.

D’altra parte, debbo ribadire che ogni estensione che vada al di là della data delle elezioni europee comporterà l’obbligo giuridico per il Regno Unito di parteciparvi.

È questo un elemento che dovrà essere tenuto in considerazione, poiché ne va dell’integrità, dell’efficienza e della dignità del Parlamento e, in ultima analisi, della credibilità del sistema democratico dell’Unione.

Le elezioni europee non sono un gioco, né possono apparire tali a causa della disinvoltura con cui il Regno Unito vorrebbe trattarle.

Se estensione ci dev’essere, che sia una estensione utile alla soluzione del problema e rispettosa del funzionamento democratico dell’Unione e del diritto dei cittadini ad eleggere validamente i suoi rappresentanti in seno al Parlamento europeo.

Naturalmente, comprendiamo bene la posta in gioco. Dobbiamo fare di tutto per evitare il no-deal e favorire l’approvazione dell’accordo di uscita. Abbiamo anche il dovere, io credo, di non chiudere completamente la porta e lasciare una chance a coloro che, nel Regno Unito, si stanno battendo per rimanere nell’Unione.

Ma non possiamo nemmeno perpetuare questo processo di uscita all’infinito.
Questo lungo e faticoso percorso ci ha occupati per oltre due anni, nei quali abbiamo saputo mantenere la rotta che era stata tracciata dall’inizio. È stato uno sforzo collettivo di cui possiamo essere fieri, stati membri e istituzioni.

Ma è in questo momento che, più che mai, è necessario mantenere nervi saldi, dare prova di lucidità e pazienza e soprattutto preservare quell’unità che è stata la nostra forza sinora.
Auspico che queste mie considerazioni, che sono quelle del Parlamento, possano essere tenute in debito conto nelle vostre decisioni." ha concluso il Presidente dell'Europarlamento Tajani.(10/04/2019-ITL/ITNET)

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