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ITALIANI ALL'ESTERO - RIENTRO GIOVANI ? - MIN.VIGNALI (MAECI): "LONDRA QUINTA CITTA' D'ITALIA. AGEVOLARE PERCORSO INTEGRAZIONE GIOVANI: SPORTELLI, APP, MAPPA TALENTI"

(2019-02-21)

  In che modo favorire il rientro nel nostro paese dei giovani emigrati e delle seconde generazioni di italiani nate all’estero. Quali le problematiche legate a questo flusso di ritorno e come affrontarle ? questi gli interrogativi al centro del seminario “Giovani italiani all’estero. Rientro. Popolamento. Solidarieta’” organizzato dal 'Comitato 11 Ottobre per gli italiani nel mondo'' alla Camera dei Deputati.

Un seminario che ha voluto essere la prosecuzione di una riflessione avviata per l'appunto lo scorso 11 ottobre su queste attuali ed urgenti tematiche.

A moderare i lavori Gianni Lattanzio che ha rilevato come l’Italia sia sempre di piu' un paese di immigrazione e di emigrazione.
”Solo un dato: nel 2002 i giovani laureati che partivano erano l'11%, nel 2013 sono stati il 30%,” ha sottolineato Lattanzio.

Ad aprire il seminario il Presidente del Comitato per gli Italiani all'Estero per gli Italiani all'estero e la promozione del Sistema Italia l'on.  Simone  Billi (LEGA/Estero) il quale - dopo aver stigmatizzato l'importanza delle questioni al centro del dibattito ha dato la propria disponibilità ad approfondire questi temi nell'ambito dell'attività del Comitato.

Ad affrontare il tema del "ritorno" la Direttrice del Centro Altre Italie, Maddalena Tirabassi,  che ha stigmatizzato:
“Sono il 30% circa coloro che tornano, una cifra certo approssimativa, ma per il resto non si sa molto. D'altra parte, per quello che riguarda la mobilita’ contemporanea, da non chiamarsi migrazione perche’ questa definisce gli spostamenti avvenuti dopo la Seconda Guerra Mondiale, e’ ancora piu’ difficile fornire dati perché in Europa non esistono piu' registrazioni obbligatorie,” ha esordito Tirabassi sottolineando l'evoluzione del fenomeno a partire dal terzo millennio.

"Abbiamo avviato una ricerca per fare il punto della situazione ed individuare, attraverso delle interviste, il profilo di chi parte, in modo particolare dei giovani istruiti che lasciano l’Italia. Chi emigra, dal 2000, fa parte di  una popolazione che ha cominciato a sprovincializzarsi. In Italia, sino a pochi decenni fa, non si andava all’estero. Poi il cambiamento, decisamente positivo, favorito anche dai programmi universitari. Anche se a poco a poco questo e’ diventato un vero fenomeno, con cifre a cinque zeri, che ricorda le vecchie migrazioni storiche,” ha continuato Tirabassi precisando come la maggior parte degli intervistati non si sia dichiarato interessato a rientrare.  "E questa risposta negativa aumenta nel tempo. Unica eccezione: si pensa di ritornare per la pensione o in caso di problemi familiari. D'altra parte si sentono piu' europei che italiani e provano rancore verso la classe politica italiana. Alla fine sono piu’ legati alla loro regione che non al paese Italia,” ha affermato Tirabassi.

E sulla base della ricerca, e’ emerso anche che non sono solo gli italiani a partire ma anche i figli di emigrati, cresciuti in Italia. E l’Italia e’ diventato un paese poco attrattivo anche per i figli di italiani emigrati.
“Abbiamo rilevato che molti che sono tornati poi sono ripartiti. Gli oriundi che arrivano si trovano in condizioni peggiori di quelle che hanno lasciato nel loro paese. Poche le reali prospettive di un buon inserimento professionale,” ha osservato Tirabassi.

Tra i relatori la sen. Laura Garavini (PD/Estero) che ha rilevato come la nuova mobilita’ sia un tema di crescente interesse, la cui dimensione sta assumendo, tuttavia, entità preoccupanti. ”Dico questo nonostante io sia stata sempre favorevole alle esperienze all’estero. Positive sia per l’individuo che per il territorio di accoglienza. Tra la nuova migrazione abbiamo infatti sempre piu’ persone specializzate e molto formate che apportano quindi un contributo economico. E questo e’ positivo anche per lo stesso paese d’origine laddove pero’ ci sia una circolarita’,” ha dichiarato Garavini, precisando come le cifre attuali di questa nuova mobilita’ stiano superando quelle degli anni Cinquanta e Sessanta, definendola "un’emorragia" che rischia di creare in alcuni territori desertificazione come per esempio nel Sud o anche in paesi periferici della Lombardia. Il fenomeno da romantico diventa preoccupante,” ha precisato Garavini ricordando come il PD si fosse posto la questione gia’ diversi anni fa, mettendo in campo benefici fiscali per favorire il controesodo. Misure che hanno trovato una cntinuità  con l’attuale maggioranza che in questi giorni ha previsto sconti fiscali per chi rientra e avvia un’attivita’.

"C'é, dunque, un'attenzione bipartisan. Ma, ciò nonostante questo non e’ sufficiente perché andare all’ estero e’ sempre piu' un progetto di vita, e’ coraggio, e' desiderio, e’ capacita’, curiosità. Quindi - ha concluso Garavini -  i benefici fiscali non sono la soluzione. E, d'altra parte,  si parte per tanti motivi: per lavoro, per una maggiore crescita personale, per
vivere in un paese dove si riesce a conciliare meglio gli impegni professionali con quelli familiari, dove la realtà multiculturale e’ un valore aggiunto e non un limite, dove si gode di maggiori diritti, dove si vive l'identità sessuale in modo libero. Tasselli che spingono i giovani ad emigrare.

Ebbene, una politica riformista deve tenere presente tutto questo,” ha osservato Garavini, denunciando la grave sproporzione che esiste tra il numero di studenti stranieri nel Regno Unito e quello nelle universita’ italiane.
"Questo non va bene. Noi dobbiamo avere un sistema di eccellenze che attragga italiani e stranieri. E dobbiamo incentivare politiche che creino opportunita’, lavoro, diritti. Dobbiamo dare spazio al merito e favorire grossi investimenti sulla ricerca attraverso i poli di ricerca. C'é dunque tanto da fare e non ci si può limitare al beneficio fiscale. Dobbiamo mettere in campo una serie di misure politiche, purtroppo ora ci sono degli scivoloni indietro e proprio per questo per me prossimamente ci sarà un aumento della mobilita’,” ha dichiarato Garavini lamentando come il nuovo governo abbia quasi azzerato le risorse sulla ricerca.

Nel corso del suo intervento l'on.Massimo Ungaro (PD/Estero) ha sottolineato come stiamo assistendo non solo ad una fuga di cervelli ma ad una fuga anche di braccia e di cuori. "Una generazione "esodo" più che "Erasmus".
" Vivo a Londra dove ogni mese arrivano sui  2.000 ragazzi. Cercano lavoro, opportunità ma soprattutto meritocrazia. Purtroppo in Italia ci si afferma grazie alle conoscenze e non grazie al merito. In Gran Bretagna, per esempio, i salari non crescono in base all’eta ma in base alle competenze e gli stagisti prendono anche 1000 sterline al mese mentre in Italia non sono retribuiti o poco,” ha affermato Ungaro sollevando, tra l'altro, il problema del riconoscimento dei titoli di studio.

“Inoltre, medici e ricercatori universitari rientrano poco perché mancano canali di assunzione diretta. A meta’ carriera non esistono,” ha aggiunto Ungaro menzionando la sua proposta del 'Pacchetto controesodo’ , che prevede abbattimenti fiscali, estesi anche ai non laureati, ed auspicando l’introduzione di stage retribuiti, del salario minimo legale e dell'assegno unico per i figli. Nel corso del suo intervento Ungaro ha lamentato anche una mancanza di uguali opportunita’ per tutti, una bassa mobilita’ sociale e scarsi investimenti nell'istruzione universitaria.

Tra i presenti il prof. Riccardo Giumelli dell'Universita' di Verona che ha evidenziato il disinteresse mediatico per gli italiani all’estero.
"C'é una distanza forse dovuta ad un problema storico. Sono stati dimenticati quasi che ci vergognassimo di loro,” ha rilevato Giumelli sottolineando come questi siano in realtà una grande risorsa.
Nel corso del suo intervento Giumelli si e’ soffermato sulla nuova generazione di italiani che decidono di partire: "Sono i millennial, i ventenni di oggi, e hanno un'altra visione del mondo che imparano a conoscere attraverso i social. Decidono di partire a prescindere, anche se in Italia ci fossero condizioni migliori non resterebbero. Hanno competenze e devono trovare il posto dove esprimerle al meglio,” ha affermato Giumelli, sottolineando che, secondo una ricerca americana, l’Italia e' al sedicesimo posto come paese in cui si vive meglio.  “Siamo pero’ al primo posto per influenza culturale e la lingua italiana si classifica al secondo posto per visibilita’,” ha aggiunto il docente,i auspicando la creazione di canali privilegiati per promuovere scambi universitari con altri paesi, anche nello sport , borse di studio, tirocini, riscatti di borghi abbandonati.

Da segnalare l’intervento del Ministro Plenipotenziario i Luigi Maria Vignali, Direttore Generale per gli italiani all'estero e politiche migratorie della Farnesina, che ha definito la nuova mobilita’ un tema attuale, importante e, purtroppo, preoccupante. "Il fenomeno, certo,  non va demonizzato, e’ un'occasione per i nostri giovani. Pero’  sono le dimensioni e soprattutto il fatto che chi parte non torna, a preoccupare.
I flussi sono comparabili a quelli degli anni Settanta: sono circa 220.000 le persone che partono ogni anno. E gli italiani all’estero ormai formano, per numero, la quarta regione italiana. E presto questa comunita’ diventera’ la terza regione. Proprio come Londra e’ la quinta citta’ italiana per numero di abitanti,” ha affermato Vignali, dichiarando "Come rete consolare noi abbiamo una responsabilita’: tra la partenza e il rientro. Cosa succede in mezzo? In questo passaggio noi come rete possiamo dare delle risposte,” ha continuato Vignali menzionando le linee su cui la Farnesina si sta muovendo.

Poi , ha affermato "Dobbiamo rimanere in contatto con i giovani italiani all’estero per comprenderne i loro bisogni. Parlarci. Costruire momenti di aggregazione. A questo proposito abbiamo istituito degli sportelli per incontrare questi giovani italiani. Questi sportelli devono continuare ad operare, anzi si debbono moltiplicare per costituire il primo punto di arrivo. Dobbiamo poi agevolare il loro percorso di integrazione. Chiedono di essere aiutati in questo. Sono diversi dagli emigrati di una volta che mantenevano viva la memoria della patria. I nuovi italiani all’estero mantengono questo nel cuore pero’ vogliono imparare la lingua, essere aiutati a trovare lavoro e casa, essere guidati nel welfare e nelle scuole. Al riguardo, stiamo mettendo a punto una app per tutti i nuovi italiani all’estero per informarli sulla rete locale e per favorirne l’integrazione. D’altra parte i nuovi italiani sfuggono dalle tradizionali associazioni o circoli perché non sono abituati a questa modalita’. Dobbiamo quindi mantenere vivo un dialogo anche attraverso i social network, offrendo anche servizi consolari digitali dato che la nuova emigrazione vuole fare tutto on line. Inoltre dobbiamo farli incontrare con gli italiani che gia’ vivono li, per migliorarne il potenziale e trasformarli in una vera risorsa,” ha precisato Vignali citando alcuni dati recenti sull’export italiano.
“Le nostre esportazioni stanno calando in mercati come Arabia Saudita, Cina, Giappone mentre stanno crescendo in Australia, Francia, Canada, guarda caso paesi questi ultimi dove vivono forti comunita’ italiane che favoriscono il nostro export. Quindi queste possono essere una risorsa per Italia,” ha continuato Vignali annunciando una nuova iniziativa: la mappatura dei talenti ovvero il coinvolgimento dei principale ‘attori' del Sistema Paese all’estero in eventi di promozione del nostro paese".

Dei nuovi italiani ha parlato invece Daniele Marconcini, Presidente Associazione dei Mantovani nel Mondo Onlus ed ispiratore del seminario.
"Non esistono studi sui nuovi italiani. Si calcola, per esempio, che 100.000 brasiliani abbiano preso la cittadinanza italiana ma non abbiamo dati precisi su di loro e sui loro bisogni. Sappiamo che debbono affrontare diversi problemi come l’apprendimento della lingua italiana, il difficile inserimento nella scuola e il mancato riconoscimento dei titoli di studio con conseguente perdita di know how. Questo significa che non riusciamo a creare un’emigrazione utile al paese,” ha esordito Marconcini soffermandosi anche sulle difficolta' nell’ottenere la cittadinanza.

"Gli slogan 'prima gli italiani' non aiutano e ci troviamo di fronte a professori universitari stranieri che arrivano e non riescono a ottenere casa. Vi e' un atteggiamento xenofobo. Non vengono accolti bene, addirittura vi e' ostilita’. E gli ufficiali di stato civile in alcuni comuni contingentano le domande e relative risposte.
E questo complica l’arrivo di nuovi italiani,” ha aggiunto Marconcini sottolineando che l'Italia potrebbe offrire formazione in molte discipline come nel settore agroalimentare.

A trarre le conclusioni del seminario l'on. Fabio Porta, gia’ Presidente del Comitato per gli Italiani all'estero e la promozione del Sistema Italia ed esponente del Partito Democratico in Sud America.
“Attraverso questo Comitato, vogliamo dare impulso agli italiani nel mondo che avrebbero bisogno di una serie di risposte piu' rapide di quello che la politica riesce ad offrire. Non vogliamo sostituirci al Parlamento o altri organismi che esistono ma snellire le procedure. E abbiamo scelto un tema: il rientro degli italiani all’estero sia di quelli che sono andati e fanno fatica a tornare sia di quelli nati all’estero che hanno la cittadinanza ma hanno difficolta’ oggettive a rientrare,” ha dichiarato Porta spiegando come il Comitato sia intenzionato a lavorare in gruppi sempre con un meccanismo di condivisione.
"Se qualcuno vuole una semplificazione della normativa per gli italiani all’estero faremo si’ che le proposte vengano sottoposte al Governo, alle associazioni dei Comuni e cosi’ via. Questa e’ il nostro modus operandi. E siamo contenti di avere incontrato l’interesse delle istituzioni e degli operatori di settore,” ha aggiunto Porta precisando come questo sia l'Anno dei giovani italiani all’estero e come anche il CGIE che si incontrera’ ad aprile a Palermo abbia scelto questo tema.

"Il tema e’ veramente centrale e va al cuore della questione emigrazione, perché cosi' dobbiamo chiamarla.  Ed il tema del rientro ha una valenza culturale, politica amministrativa. Per esempio, le scuole non considerano queste esperienze all’estero positivamente. C'é quindi ancora un problema culturale che rende il nostro paese molto provinciale,” ha aggiunto Porta sottolineando le difficolta’ che si incontrano per ottenere la cittadinanza italiana. “Nonostante le statistiche ci dicano che siamo un paese vecchio, mettiamo tanti ostacoli per l' acquisizione della cittadinanza dall’estero. E tanti italiani che vengono a richiedere la cittadinanza qui non rimangono perche’ non possono lavorare per i 18 mesi necessari all'ottenimento. E’ chiaro che questa persona non si integrera’. E questo e’ solo un esempio.

Il Decreto Sicurezza e’ entrato a gamba tesa su questa materia con l’intento di complicare ancora di piu' la cittadinanza per matrimonio. Introduciamo difficolta’ partendo dal punto di vista che tutto quello che e’ straniero o assimilabile allo straniero, tra cui anche gli italiani all’estero, e’ da bandire. Questo comitato deve aggredire queste problematiche,” ha concluso Porta. (21/02/2019-L.G.-ITL/ITNET)

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