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GIOVANI ITALIANI IN ITALIA, ALL'ESTERO IN EUROPA - DALLA PIATTAFORMA EYE 2018: SEI IDEE GIOVANI PER IL LAVORO E L'OCCUPAZIONE

(2018-11-08)

  1. ADOTTARE PORTFOLIO ELETTRONICI PER  RIVOLUZIONARE LE ASSUNZIONI di Imen e Simone

Dare un senso al nostro lavoro significa dare un senso alla nostra vita. Dobbiamo modificare i sistemi di assunzione nelle imprese e andare oltre i CV. Per conseguire tale obiettivo l'Unione europea potrebbe incoraggiare il ricorso ai portfolio elettronici – una nuova forma di CV – che mirano a creare un nuovo approccio all'identità nell'UE.

Si otterrebbero in tal modo molteplici risultati: una connessione più dinamica tra persone e posti di lavoro; la possibilità, per gli interessati, di mettere in evidenza competenze individuali e nuovi strumenti di apprendimento (soprattutto per gli insegnanti); il miglioramento e il potenziamento delle piattaforme ESCO (classificazione europea di abilità, competenze, qualifiche e occupazioni) durante la ricerca del posto di lavoro. La funzione dei portfolio elettronici è quella di presentare proposte alle imprese, dicendo "ecco il contributo che posso dare alla vostra azienda".

Una soluzione di questo tipo incoraggerebbe i giovani a riflettere attivamente e in modo mirato sul lavoro che desiderano e, contemporaneamente, motiverebbe i datori di lavoro. Offrirebbe anche il valore aggiunto di una interconnessione più interattiva tra capacità, competenze e qualifiche. In ultima analisi ciò significa una maggiore visibilità nel mercato del lavoro e una minore difficoltà nel trovare un lavoro o reperire un lavoratore.

L'Unione europea potrebbe assumere un ruolo guida, incoraggiando l'elaborazione di portfolio elettronici e cercando di creare una banca dati centralizzata, in cui le persone in cerca di lavoro possano aggiornare i propri progressi e presentare domanda di lavoro in maniera più razionale e mirata.

2. SOSTENERE L'ISTRUZIONE  E LA FORMAZIONE  PROFESSIONALE (IFP) E  ATTUARE UN SISTEMA DI  FORMAZIONE DUALE  DI  Thomas

L'istruzione e la formazione professionale (IFP) sono considerate sempre più chiaramente un modo per colmare il divario tra istruzione e occupazione. Favoriscono un atteggiamento più flessibile nei confronti dell'acquisizione di nuove competenze e contribuiscono a trovare il giusto equilibrio tra vita professionale e familiare e un potenziale cambiamento di carriera. Sostengono anche la salute mentale degli interessati, giacché evitano lunghi periodi di disoccupazione. Occorre affrontare i potenziali problemi legati all'IFP, come la distanza dagli istituti scolastici o il costo dei materiali e dei trasporti.

Uno dei possibili approcci consisterebbe nell'adozione, a livello paneuropeo, di un sistema di formazione duale come quello vigente in Germania. Gli studenti tedeschi uniscono la frequenza scolastica all'apprendimento sul campo, grazie alla formazione professionale. Si recano in azienda e apprendono una professione in maniera pratica, ottenendo una remunerazione.
Un tale metodo sarebbe utile sia per i giovani che per le aziende, che trarrebbero un vantaggio dalla possibilità di trattenere i dipendenti su cui hanno investito.

3. CREARE DIPARTIMENTI DEDICATI PER I  GIOVANI ALL'INTERNO DELLE ISTITUZIONI di Ana

Ritengo che sarebbe vantaggioso se tutte le imprese, le istituzioni statali e pubbliche come pure le organizzazioni governative e non governative disponessero di un dipartimento dedicato per i giovani. Questo dovrebbe redigere un programma volto a far sì che i giovani svolgano un lavoro adatto al loro profilo, fornendo così un impulso alla crescita professionale dei giovani, che si svilupperebbe attraverso l'esperienza.

I criteri per ammettere i giovani a questi programmi dovrebbero essere la motivazione, il rendimento accademico e la personalità. In linea di principio le istituzioni accademiche dovrebbero collaborare con le imprese e le altre organizzazioni alla realizzazione di questi programmi per garantire una migliore fusione di teoria e pratica.

Tale approccio si rivelerebbe vantaggioso per entrambe le parti: i datori di lavoro potrebbero trovare il personale più adatto alla propria impresa/istituzione insegnando le necessarie competenze nel corso del tirocinio e i giovani potrebbero mettersi alla prova e trovare un posto di lavoro.

4. PORTABILITÀ DELLE PRESTAZIONI SOCIALI  DEI LAVORATORI di Daniel

Propongo che le nuove forme di lavoro flessibile prevedano l'integrazione della sicurezza economica e della protezione sociale.
L'UE dovrebbe istituire un sistema di portabilità delle prestazioni sociali dei lavoratori, che funzionerebbe attraverso la creazione di conti individuali associati ai lavoratori per tutta la loro carriera, che consentirebbero loro di modificare la natura, la struttura e l'intensità del lavoro pur continuando ad avere accesso alle prestazioni sociali.

Con il superamento dei principi tradizionali – secondo i quali l'apprendimento si concluderebbe tra i venti e i trent'anni,
l'avanzamento di carriera dopo i quaranta e l'attività lavorativa dopo i sessanta – viene meno il concetto di "impiego a vita". È pertanto essenziale creare le condizioni per forme di lavoro flessibili, agili e diversificate.

Le forme alternative di lavoro sono già in grado di generare una crescente flessibilità sia per le imprese, che possono capitalizzare le competenze esistenti all'esterno dell'organizzazione, sia per i lavoratori, che possono adattare i propri percorsi di carriera alle preferenze personali. Tuttavia il lavoro flessibile non dovrebbe mettere a repentaglio la sicurezza economica, e questa proposta contribuirebbe a offrire tale garanzia.

Per raggiungere questo obiettivo l'UE dovrebbe fungere da mediatore e riunire le parti interessate in modo da definire chi fornirà il contributo finanziario e in che misura, chi potrà gestire un piano di questo tipo e quale azione normativa è necessaria alla realizzazione di questo modello.

5. RIFORMARE LA GARANZIA PER I GIOVANI

L'Unione europea dovrebbe considerare l'opportunità di riformare la Garanzia per i giovani, dando la priorità all'aspetto qualitativo del lavoro, più che a quello quantitativo. Le sovvenzioni dovrebbero andare soltanto a quelle opportunità che garantiscono ai giovani un'occupazione sicura per almeno 18 mesi.

Il professor Bjørn Hvinden, a capo del progetto dell'UE "Negotiate", sta cercando di misurare gli effetti del lavoro temporaneo e insicuro sui giovani lavoratori; a suo avviso i datori di lavoro di alcuni Stati dell'UE hanno ricevuto sovvenzioni per creare posti di lavoro di scarsa qualità che offrono pochi benefici nel lungo periodo.

Dalla sua ricerca emerge che, oltre a compromettere la qualità della vita e la salute mentale dei giovani, le forme di occupazione qualitativamente scadenti potrebbero rendere i giovani cittadini dell'UE meno attraenti per i datori di lavoro.

La riforma della Garanzia per i giovani dell'UE contribuirebbe ad alleviare lo stress e a ridurre i danni provocati dall'insicurezza dell'occupazione.

6. REDIGERE UNO STATUTO  INTERGENERAZIONALE DELLA  FORZA LAVORO

L'Unione europea dovrebbe varare uno statuto intergenerazionale della forza lavoro per mettere a frutto le competenze delle diverse generazioni e realizzare un ambiente di lavoro più armonioso. Ciò permetterebbe di identificare le varie pressioni cui sono sottoposte le diverse generazioni, soprattutto in termini di competenze e formazione, come lo squilibrio tra domanda e offerta di competenze, e di sfruttare la combinazione dei diversi talenti per superare le sfide comuni. Per esempio ci si potrebbe valere di alcune competenze tecnologiche che sono generalmente riconosciute ai giovani, ricorrendo al contempo alla saggezza dei lavoratori più anziani che hanno accumulato una ricca esperienza nei decenni trascorsi in azienda e possono proporre soluzioni rivelatesi efficaci in passato.

Lo statuto intergenerazionale della forza lavoro dell'UE sarebbe un codice di condotta volontario in virtù del quale le organizzazioni si impegnerebbero a mettere a frutto le competenze combinate dei lavoratori che appartengono a generazioni diverse, incoraggiando pratiche come il tutoraggio reciproco o intergenerazionale in cui i giovani condividono le proprie conoscenze con i colleghi più anziani.
Tra breve, per la prima volta nella storia, la forza lavoro dell'UE sarà composta da persone appartenenti a cinque generazioni diverse.  Ciascuna generazione è stata influenzata da esperienze diverse, è caratterizzata da punti di forza e di debolezza differenti e ha le proprie opinioni sulla vita lavorativa. Questi gruppi dovranno lavorare insieme all'interno di grandi organizzazioni e potrebbero trovarsi ad avere punti di vista divergenti.

Le organizzazioni che aderiscono allo statuto potrebbero anche impegnarsi a creare una forza lavoro più equilibrata dal punto di vista generazionale, apportando modifiche che consentirebbero ai lavoratori più anziani di rimanere più a lungo nel posto di lavoro (per esempio adeguando i locali in cui essi operano o  garantendo una maggiore flessibilità) e
ai lavoratori più giovani di bilanciare più agevolmente la vita professionale e le altre responsabilità, come la cura dei figli e dei parenti anziani.
Le organizzazioni aderenti allo statuto potrebbero ricevere incentivi e riconoscimenti.
Analogamente, l'UE potrebbe cercare di coinvolgere le aziende in questo processo e di istituire una rete per illustrare le migliori pratiche intese a garantire equità intergenerazionale

7. PIANO EUROPEO PER  REGOLARE LO SQUILIBRIO  TRA DOMANDA E OFFERTA DI  COMPETENZE di Daniel

Sulla base delle iniziative e dei meccanismi di finanziamento che ha messo a punto a favore dell'apprendimento  permanente (ad esempio la nuova agenda per le competenze per l'Europa), l'UE dovrebbe realizzare un piano europeo per regolare lo squilibrio tra domanda e offerte di competenze. Il piano potrebbe includere un sistema di esperti a livello europeo (dialogo pubblico-privato) responsabili del monitoraggio e della mappatura – per paese, industria e settore
– delle competenze necessarie in futuro, nonché dell'individuazione in tale contesto dello squilibrio tra domanda e offerta di competenze.
I progressi tecnologici e la digitalizzazione stanno rapidamente mutando le tipologie di lavoro e competenze che saranno necessarie nel mercato del lavoro, esercitando pressioni sugli attuali sistemi del mercato del lavoro negli Stati membri. Questa proposta contribuirebbe a controllare tali mutamenti di ampia portata, sfruttarne il potenziale e garantire una distribuzione più equa in tutta Europa, favorendo la mobilità in tutti gli Stati membri e scongiurando lo spopolamento.
Il piano dovrebbe prevedere una fase pilota volta a definire norme chiare, assicurare la certezza giuridica per tutti e garantire un'applicazione universale, in modo che esso favorisca la crescita, lo sviluppo e la mobilità delle persone nei vari paesi, settori e organizzazioni. (08/11/2018-ITL/ITNET)

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