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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - ITALIA/FRANCIA - COLLABORAZIONE CULTURALE ITALO/FRANCESE CON LA MOSTRA "COUBERT E LA NATURA" PRESENTATA DALL'AMB.DI FRANCIA A ROMA MASSET E DA M.L. PACELLI DIRETTRICE PALAZZO DEI DIAMANTI CHE OSPITERA' LA RASSEGNA

(2018-07-13)

  Presentata oggi a Roma all’Ambasciata francese la mostra ’Coubert e la natura’ in programma a Palazzo dei Diamanti a Ferrara dal prossimo 22 settembre sino al 6 gennaio 2019.
Un appuntamento espositivo che coincide con il bicentenario della nascita di Gustave Coubert (1819-1877), che sara’ ricordato e celebrato proprio da questa mostra.
Un artista dalla personalita’ forte e complessa, riconosciuto come il padre del realismo che ha aperto la strada alla modernità con dipinti provocatori ed antiaccademici. Un artista che pur non avendo mai visitato l’ Italia ha guardato con molta attenzione alcuni nostri maestri come Tiziano, Caravaggio e Correggio rimanendone profondamente influenzato.

"Si tratta di una manifestazione importante perché sono cinquanta anni che in Italia non si tiene una mostra su questo artista che ha un posto molto peculiare nella pittura francese e che ha avuto un’influenza determinante sui successivi movimenti artistici. Saranno esposte circa cinquanta tele che vengono da tutta la Francia, da Parigi come dalle altre regioni, in un impegno congiunto per dare il meglio all’Italia e a Ferrara. Un impegno che e’ la migliore garanzia della qualità e del carattere eccezionale di questa mostra,” ha dichiarato Christian Masset, Ambasciatore di Francia in Italia, durante la conferenza stampa di presentazione dell’evento espositivo.

Presenti oltre a Tiziano Tagliani, Sindaco di Ferrara, anche Maria Luisa Pacelli, Direttrice di Palazzo dei Diamanti, che ha sottolineato la grandezza di questo artista vissuto nel secolo d’oro dell’arte francese.

“Coubert e’ un protagonista di quel periodo storico non solo per la qualità del suo lavoro e per la sua carica rivoluzionaria ma anche perché e’ stato un personaggio nel tumultuoso scenario politico e sociale di quegli anni,” ha esordito Pacelli sottolineando come la mostra di Ferrara sia la terza allestita in Italia su Coubert.

“La prima si era tenuta nel 1954 alla Biennale di Venezia, la seconda a Villa Medici nel 1969, due eventi determinanti per la fortuna critica di Courbet nel nostro paese. Oggi abbiamo deciso di realizzare questa mostra a Palazzo dei Diamanti perché, nelle nostre linee di lavoro, cerchiamo di presentare artisti che sono stati di grande importanza per la storia dell’arte ma che non sono cosi noti. E sorprendentemente questo e’ vero anche per Courbet,” ha affermato Pacelli precisando come questa mostra sia dedicata soprattutto al paesaggio, un genere particolarmente ‘esplorato’ nelle mostre allestite a Palazzo dei Diamanti.
"Nel momento in cui abbiamo deciso di realizzare questo progetto, sul quale abbiamo lavorato circa tre anni, abbiamo voluto lasciare un segno, concentrandoci in modo particolare sulla produzione paesaggistica di Coubert,” ha aggiunto Pacelli segnalando che nelle sale adiacenti di Palazzo Diamanti saranno allestite opere di arte contemporanea riconducibili al lavoro di Coubert realizzate sia dall'artista francese Eva Jospin che da Flavio De Marco, pittore italiano residente a Berlino.

Della produzione paesaggistica di Courbet e della sua capacita’ di trasformare la pittura di paesaggio da genere secondario a terreno di sperimentazione della modernita’ pittorica, ha parlato anche Dominique de Font-Réaulx, Direttrice del Musée Eugène Delacroix di Parigi e curatrice della mostra insieme a Isolde Pludermacher.

“Questa mostra e’ frutto di una concezione originale che sottolinea come Courbet abbia cercato di inventarsi una nuova via, una via moderna, antiaccademica. E’ una mostra che introduce una nuova ricerca sul pensiero di Coubert sul paesaggio, solo una volta infatti in precedenza era stata organizzata una mostra su Courbet paesaggista. Qui, pero’, per la prima volta, sono messi in luce i legami intimi e artistici tra Coubert e il paesaggio inteso come realtà ed espressione pittorica,” ha esordito Dominique de Font-Réaulx ringraziando prima di tutto l’Ambasciatore per aver accolto gli organizzatori della mostra presso Palazzo Farnese, sede dell’Ambasciata, e simbolo dell’unione tra l’Italia e la Francia.

“I prestiti eccezionali che abbiamo ottenuto ci hanno comunque permesso di affrontare tutta la tematica di Coubert. Ci sono lavori che mostrano il suo attaccamento per la sua regione d’origine, la Franca Contea, e altri in cui, nonostante la sua vena antiaccademica, si nota la sua concessione al classicismo con l’inclusione della figura umana nel paesaggio. Ci sono anche dipinti che testimoniano il suo incontro con altre regioni francesi come il Mediterraneo e la Normandia.

Incontri da cui sono nate delle marine innovative, opere in cui ha inventato paesaggi marini che hanno la stessa dimensione tellurica delle rocce che rappresentava nei suoi dipinti montani,” ha spiegato Dominique de Font-Réaulx.

“Non mancano infine i paesaggi svizzeri realizzati proprio in Svizzera, paese dove era stato esiliato dopo essere stato condannato per aver abbattuto la colonna Vendome a Parigi. E ancora i suoi dipinti di caccia, un genere piu’ inglese a cui pero’ si e’ dedicato tra gli anni Cinquanta e Sessanta riuscendo a dargli una nuova dimensione,” ha concluso la curatrice.

Allestita in ordine tematico, la mostra presenta complessivamente cinquanta dipinti di cui diciotto prestati da musei francesi, il resto in arrivo invece dalle piu’ prestigiose istituzioni museali internazionali.
Tanti i capolavori in mostra come ‘La quercia di Fleury’ e ‘L'uomo ferito’, il suo autoritratto, che aprono il percorso. A seguire le sezioni ‘Cartoline della Franca Contea’ che raccoglie dipinti dedicati alla sua regione d’origine; e ‘La figura e la natura’ dove si possono ammirare alcuni celebri dipinti come ‘Fanciulle sulle rive della Senna’ e ‘Giovane bagnante’ dal Metropolitan di New York.
Il percorso continua con ‘Mediterraneo’, ‘Grotte’, ‘Natura morta: paesaggi della nostalgia’, ‘Viaggi e Confronti’ e ‘Paesaggi di mare’. Concludono la mostra i 'capitoli’ dedicati alla ‘Svizzera’ e ‘La caccia’.

“Courbet e’stato un vero e proprio protagonista dei suoi anni. E se vogliamo Courbet e’ stato anche l’inventore delle mostre personali. Quando infatti i suoi lavori sono stati rifiutati al Salon, nel 1855 e nel 1857, ha allestito le sue personali’,” ha affermato Isolde Pludermacher, Conservatrice capo del dipartimento di pittura del Musée d'Orsay e curatrice della mostra, ribadendo i stretti legami che esistono tra Courbet e l’arte italiana, come testimonia il dipinto ‘L'uomo con la cintura’ conservato a Parigi che nello stile e nella palette ricorda moltissimo Tiziano. (13/07/2018-Letizia Guadagno-ITL/ITNET)

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