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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - IL REALISMO LETTERARIO: "PORTELLA DELLA GINESTRA PRIMO MAGGIO 1947" LIBRO DI MARIO CALIVA' PRESENTATO ALLA DANTE A ROMA. STRINATI (ANPI): "LA PRIMA "STRAGE DI STATO"

(2018-04-10)

  “Ricordo che la sera della vigilia del Primo maggio 1947 era una bella serata primaverile… Le donne in casa avevano preparato il companatico per l’indomani… Avevamo preparato bandiere rosse, ritratti di Togliatti… e il Primo Maggio del 1947, intorno alle otto, dal Corso Umberto I, con in testa i dirigenti comunisti e socialisti, ci eravamo avviati per Portella della Ginestra. Gli slogan erano: ‘Vogliamo pane e lavoro’, 'Viva il Partito Comunista’… A Portella era una vera e propria festa: bancarelle, frutta, giocattoli… Era veramente una gran festa perche’ San Cipirello, San Giuseppe Jato e Piana degli Albanesi erano tre paesi a maggioranza comunista e quel giorno c’erano veramente migliaia di persone.. Poi sono arrivate le prime raffiche… poi le seconde, questa volta sulle persone. Grida, urla, cavalli imbizzarriti… C'e' chi diceva che erano stati
i mafiosi …”

Inizia cosi' il racconto di Michele Maniscalco, uno dei sopravvissuti alla Strage di Portella, una delle nove testimonianze che Mario Caliva’ ha raccolto e pubblicato nel suo libro "Portella della Ginestra Primo maggio 1947. Nove sopravvissuti raccontano la strage” ( Navarra Editore), presentato ieri a Roma.

Della strage di Portella della Ginestra, in cui la banda di Salvatore Giuliano uccise dodici persone e ne feri' piu’ di trenta, si e’ scritto e parlato molto. Questo libro ha pero' il merito non solo di dare la parola a nove testimoni che erano li' quel giorno e che hanno visto le vittime cadere davanti ai loro occhi, ma anche quello di tenere viva l’attenzione su questo eccidio, definito la prima strage di Stato, il primo grande mistero dell’Italia Repubblicana.

“E’ un libro di interviste, di testimonianze in cui la memoria prende forma attraverso l’oralita’. Un testo che ci restituisce il quotidiano ma soprattutto le aspirazioni contadine, la maggior parte di coloro che erano li' infatti erano contadini. Se vogliamo e’ anche un libro sulla storia delle classi subalterne che di solito non entrano mai nella Storia. Ed ogni intervista e’ uno spaccato di vita che chiarisce come questo determinato evento, la Strage di Portella, sia stato vissuto a livello individuale e politico e come questo abbia mutato le singole persone” ha affermato Mario Caliva’, lo scrittore, di origini arbereshe, che vive a Piana degli Albanesi (Palermo) la cui famiglia e’ stata coinvolta nella strage.
"I miei bisnonni erano molto attivi da un punto di vista politico, le mie zie sono state graziate dal caso e mio nonno e’ stato il primo a denunciare il fatto recandosi da Portella a Palermo a piedi percorrendo 18 chilometri” ha spiegato Caliva’ evidenziando la necessita’ di conservare la memoria della strage e di tenere acceso il ricordo attraverso storie di vita.

“Il libro tiene anche conto del quadro storico specifico e delle componenti politiche, sociali e culturali di quel periodo: la contestualizzazione era necessaria per capire queste testimonianze” ha precisato l’autore sottolineando che i testi sulla ricostruzione del contesto storico sono stati curati da Carmelo Botta e Francesca Lo Nigro.

Tra i relatori intervenuti alla presentazione del libro, il Professor Valerio Strinati,  in rappresentanza dell'ANPI nazionale, che ha contestualizzato politicamente la strage di Portella, soffermandosi sui legami tra Stato e criminalita’.

“Vorrei partire da alcuni dati oggettivi che servono a spiegare le radici profonde di questa strage, anche se Portella per molti versi e’ un problema ancora aperto” ha esordito Strinati.

"La cronologia ci aiuta perche’ questo evento cosi’ drammatico, si e’ detto giustamente la prima strage di Stato, si colloca tra due momenti molto importanti nella vita politica del paese.
Il 20 aprile del 1947 si erano tenute le elezioni in Sicilia: aveva vinto l'alleanza social-comunista e questo fatto suona come un campanello d’allarme per le classi dirigenti che reagiscono  in modo particolarmente virulento.

L’altro polo cronologico, anch'esso molto vicino, e’ il 31 maggio del 1947, in quella data nasce il primo governo De Gasperi nel quale sono assenti i socialisti e i comunisti. A questo si aggiunge un altro elemento: il 12 marzo 1947, Truman annuncia la sua dottrina per il contenimento dell’espansione comunista varando il Piano Marshall. Portella della Ginestra si inscrive quindi pienamente nel contesto di quella frattura tra Oriente e Occidente che caratterizzera’ poi il cinquantennio a venire” ha spiegato Strinati.

“In questo contesto, c’e' da considerare anche la ripresa organizzativa del nuovo movimento sindacale e contadino con le classi dirigenti che si oppongono con particolare forza. Tutti questi dati ci raccontano quello che Portella rappresenta in modo drammatico: il divorzio tra Stato e Resistenza. Il ceto politico e’ chiamato a gestire la transizione tra Fascismo e democrazia repubblicana che si fonda sulle classi popolari, su soggetti che sono stati esclusi dalla vita pubblica per anni, e fa una scelta di contrapposizione alle lotte sociali. E coloro che si oppongono hanno anche delle facce e dei nomi come Ettore Messana, Direttore dell’Ispettorato Generale della Pubblica Sicurezza in Sicilia, che trama con i circoli monarchici e infiltra dei suoi uomini nella banda di Salvatore Giuliano. E’ perfettamente a conoscenza di quello che sta per avvenire e una volta avvenuto e' lui il suggeritore di Mario Scelba il quale affermera’ al Parlamento: ‘Portella e’ un episodio di criminalita’ comune, riconducibile alle bande locali, e non e’ una strage politica’. In realta’ Portella e’ il primo evento che ha rivelato la connivenza tra Stato e criminalita’, e’ stato il primo tassello di una strategia che duro’ per anni, la prova generale di una milizia privata contro i lavoratori” ha puntualizzato Strinati.

Dell’importanza della memoria che ci mette di fronte al problema di tenerla viva e della memoria come elemento che genera il futuro ha parlato invece il Professor Ledo Prato.
“Cosa succedera’ quando non ci saranno piu' i nove testimoni, i sopravvissuti? Chi prendera’ in mano questa storia? Come continueremo a rendere vive le persone riunite quel giorno a festeggiare il Primo maggio? Questi sono i temi aperti che il libro ci consegna. Questo testo infatti non ci fornisce risposte” ha osservato Prato sottolineando come siano ancora da chiarire le ragioni di questa strage.
“Ben vengano dunque coloro che vorranno raccogliere il testimone e portare avanti le ricerche” ha affermato Prato. (10/04/2018-Letizia Guadagno-ITL/ITNET))

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