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ITALIANI ALL'ESTERO - POLITICHE 2018 - BUCCHINO(LIBERI E UGUALI):"NON SMETTERE MAI DI CREDERE..."

(2018-02-13)

" La voglia di smettere era davvero tanta. Cosi come, soprattutto, le infinite ragioni per farlo. E quando ho visto che di tutti i sogni, del lungo elenco di legittime rivendicazioni, della richiesta di dignitosa attenzione come risposta alle nostre dignitose richieste, era rimasto davvero poco, un poco al quale non volevo proprio rinunciare, mi sono dimesso dal Partito Democratico e mi sono detto che era arrivato il momento di smettere di credere." Così  Gino Bucchino, eletto nel 2006 e nel 2008 alla Camera dei Deputati, ora in Liberi e Uguali, la formazione guidata dal presidente del Senato Pietro Grasso

"E come me tanti altri, compagni e amici, Parlamentari, Presidenti dei Circoli, iscritti al partito e iscritti ai Circoli del PD, ovunque, in Europa, In Nord e centro America, in America Latina, in Australia. Ma non è stato un abbandonare la nave. Al contrario! È stato invece un doloroso distacco, un doveroso  dire “no, non ci stò”, proprio per mantenere in vita, dentro di noi, quei principi di democrazia, di partecipazione, di condivisione nei quali credevamo".

"Il partito democratico a guida del suo segretario Matteo Renzi, sì proprio il “nostro” partito, nel giro di un batter di ciglia è forse riuscito a mettere la parola fine sulla vecchia e nuova “questione emigrazione”.  Sembra di rivivere i tempi lontani del “prendete il passaporto e levatevi dai piedi”.

Le parole di attenzione verso gli italiani all’estero sono sempre il solito ritornello, “voi italiani all’estero siete una preziosa risorsa”. La realtà delle cose dice però tutto il contrario. Dai Comites e CGIE privati di risorse economiche adeguate, ai Consolati ridotti a istituti di rappresentanza non si sa di che, al riconoscimento di diritti civili ancora negati, alle questioni non risolte delle doppie imposizioni fiscali, alla mancata stipula degli accordi di sicurezza sociale, ai tagli, sempre più tagli, all’insegnamento della lingua italiana.

Per finire con le due ultime perle del “nostro” partito: la  prima, la nomina a responsabile degli italiani all’estero di una persona,  in possesso certamente di mille pregi e altrettanti meriti, escluso però uno, quello di avere almeno una pallida idea di chi veramente sono gli italiani all’estero, un minimo di conoscenza della rete associativa.  Una persona che senza un minimo di consultazione (forse non sapeva dell’esistenza di Circoli del PD) ha operato le scelte delle candidature alle prossime elezioni.  La seconda, la gravissima offesa  di permettere ai cittadini italiani residenti in Italia di candidarsi nei collegi della circoscrizione estero. Un emendamento aggiunto alla già non perfetta legge elettorale approvata dal Parlamento con il ricatto della “fiducia”, ricatto al quale anche la maggioranza dei nostri parlamentari eletti all’estero non ha potuto sottrarsi.

E a proposito di fiducia come è possibile continuare a dare fiducia a chi dice “stai sereno” prima di pugnalare alle spalle, a chi dice “io non sono come gli altri, non sono attaccato alla poltrona, se perdo il referendum considero conclusa la mia esperienza politica e torno a casa?”.

Bene, credo che davvero ce n’è abbastanza per dire adesso basta. E invece no!!! Sto sbagliando  e voglio continuare a credere.Siamo nel bel mezzo di una nuova tornata elettorale. Pronostici, probabilmente verosimili, dicono che ci sarà un grande astensionismo. Vedremo. Io spero però che ancora una volta noi italiani all’estero saremo in controtendenza e che andremo a votare in tanti.

Si, continuare a credere perché tutto quello che siamo oggi, noi, vecchi e giovani italiani all’estero lo abbiamo conquistato noi con le nostre lotte. Ricordate quando i nostri genitori organizzavano i primi corsi di lingua italiana nelle cantine delle chiese, quando abbiamo dato vita ai primi giornali italiani, quando abbiamo costituito le nostre associazioni, quando noi, e non gli istituti di cultura, andavamo a distribuire volantini e organizzavamo dibattiti e cineforum, quando noi abbiamo mandato i nostri figli in Italia, quando noi abbiamo aiutato l’Italia a crescere con le nostre rimesse, quando noi abbiamo inventato, si noi, il made in Italy, quando noi abbiamo dato vita ai primi Patronati, quando noi abbiamo fatto la battaglia perché potessimo riacquistare la cittadinanza italiana, quando noi abbiamo lottato per il diritto di ricevere una dignitosa informazione televisiva dall’Italia, quando noi abbiamo chiesto e ottenuto di vedere riconosciuta la  nostra maturità politica con l’istituzione dei Comites e del CGIE? Lo ricordate? Per tutto questo dobbiamo continuare a credere. Non voglio rinunciare a credere solo perché in molti in Italia, non credono in noi.  Voglio credere ancora. Nessuno di noi deve smettere di credere". (13/02/2018-ITL/ITNET)

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