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ECONOMIA ITALIANA - RAPPORTO ISTAT 2017 - PIL ITALIANO + 0,9% : +1,4 PUNTI APPORTO CRESCITA INTERNA, -0,1 DOMANDA ESTERA. EXPORT UE + 3%, -1,2% EXTRA UE. PRODUZ. INDUSTRIA +1,6%. REATTIVITA' MERCATO LAVORO

(2017-05-17)

  Il Pil italiano in volume è cresciuto dello 0,9% nel 2016 (mondiale: +3,1%) , consolidando il processo di ripresa iniziato l’anno  precedente. La domanda interna ha sostenuto la crescita con un apporto positivo (+1,4 punti percentuali) controbilanciando il contributo negativo delle scorte e della domanda estera netta (rispettivamente -0,5 e -0,1 punti percentuali).

  I consumi finali nazionali hanno proseguito l’espansione (+1,2% da +1,0% del 2015) sostenuti  dall’incremento del reddito disponibile in termini reali. Quest’ultimo ha beneficiato della crescita dei redditi nominali e della stabilità dei prezzi al consumo (la variazione nel 2016 è stata sostanzialmente nulla).  Risale l’indicatore di grave deprivazione materiale (11,9% da 11,5% del 2015). Il disagio economico si conferma elevato per le famiglie in cui la persona di riferimento è in cerca di lavoro, in altra condizione non professionale (a esclusione dei ritirati dal lavoro), con occupazione part time. Particolarmente critica la condizione dei genitori soli, soprattutto se hanno figli minori, e quella dei residenti nel Mezzogiorno.

  Gli investimenti fissi lordi proseguono il recupero avviato lo scorso anno (+2,9% contro +1,8% del 2015). La dinamica positiva è stata trainata dagli investimenti in mezzi di trasporto (+27,3%) e in misura inferiore dalle macchine e attrezzature (+3,9%). Gli investimenti in costruzioni tornano a crescere (+1,1%) dopo otto anni di contrazione.  Nel 2016 i flussi di scambio internazionale hanno risentito del debole andamento del commercio mondiale. L’avanzo della bilancia commerciale italiana si è ulteriormente ampliato, portandosi a 51,6 miliardi di euro.  La crescita dell’avanzo commerciale è legata al miglioramento della ragione di scambio, generato dalla  persistente flessione dei prezzi delle importazioni (-3,5%) che a sua volta risente della caduta delle quotazioni internazionali delle materie prime energetiche. Anche i prezzi delle esportazioni hanno subito una diminuzione, ma di minore intensità (-1,4%).

  Le esportazioni in valore verso l’Ue crescono del 3% mentre diminuiscono quelle verso i mercati extra-europei (-1,2%). La quota delle esportazioni di merci italiane su quelle mondiali è lievemente aumentata nel 2016.  La produzione industriale ha registrato un’accelerazione nel 2016 (+1,6% rispetto al 2015 al netto degli effetti di calendario), con un rafforzamento più marcato nel secondo semestre. La dinamica positiva è stata sostenuta dalla crescita dei beni strumentali (+3,7%) e dei beni intermedi (+2,3%), a fronte di un andamento stagnante dei beni di consumo e di una lieve diminuzione nel comparto dell’energia (-0,3%).

  Nel 2016 la crescita del valore aggiunto nel comparto dei servizi ha segnato un modesto recupero, con un incremento in volume dello 0,6% (+0,3% nel 2015).  L’inflazione (misurata attraverso l’indice armonizzato dei prezzi al consumo, Ipca) ha registrato una leggera variazione negativa (-0,1%), confermando la fase di stagnazione dei prezzi al consumo in atto dal biennio precedente (+0,2% nel 2014 e +0,1% nel 2015). Tale andamento è stato influenzato della flessione prolungata dei prezzi dei combustibili (-5,5%).

  La componente di fondo dell’inflazione, al contrario, ha avuto un andamento complessivamente positivo (+0,5%), per effetto del lieve aumento dei prezzi dei beni durevoli (+0,9%), dei beni non durevoli (+0,7%) e dell’insieme dei servizi (+0,6%).  La produttività del lavoro ha continuato a diminuire nel 2016 (-1,1% sull’anno precedente), a fronte di un aumento del costo medio del lavoro per unità di prodotto (+1,1%). La flessione è stata relativamente contenuta nell’industria in senso stretto (-0,9%) e più pronunciata nei servizi (-1,5% nel commercio, alberghi, trasporti, comunicazione e informatica, -3,3% nei servizi finanziari, immobiliari, noleggio e servizi alle imprese).

  Nel 2016 il mercato del lavoro ha mostrato andamenti favorevoli ed è stato caratterizzato da un’elevata reattività dell’occupazione alla crescita del prodotto. L’occupazione residente è aumentata di 293 mila persone (+1,3%) e l’input di lavoro, misurato in termini di unità di lavoro equivalenti a tempo pieno, di 323 mila unità (+1,4%).  Il tasso di disoccupazione è diminuito solo lievemente a livello nazionale (11,7% da 11,9% del 2015) ma è aumentato di due decimi nelle regioni meridionali e insulari (19,6%).

  Le retribuzioni contrattuali per dipendente sono aumentate dello 0,6% nel 2016, in ulteriore rallentamento rispetto all’anno precedente (+1,2%). Le retribuzioni lorde di fatto per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno hanno invece registrato una crescita dello 0,7%, in lieve ripresa rispetto al 2015. ? L’indebitamento netto ha continuato a scendere, dal 2,7 al 2,4% del Pil. La spesa per interessi si è ridotta di 1,8 miliardi (da 4,1 a 4,0% del Pil) mentre il debito pubblico è aumentato di 45 miliardi (da 132,0 a 132,6% del Pil). La pressione fiscale è diminuita di quasi mezzo punto percentuale, passando da 43,3 a 42,9%.

  Nel 2016 il ciclo economico internazionale ha mantenuto ritmi di espansione in linea con l’anno  precedente (+3,1% la crescita del Pil mondiale da +3,4 del 2015), confermando dinamiche differenziate per economie avanzate e paesi emergenti. E' quanto emerge nel Rapporto Istat 2017 che sottolinea come la  fase di ripresa in atto dal 2014 appare caratterizzata da una maggiore instabilità e incertezza rispetto  agli episodi di espansione del passato.    Negli Stati Uniti il ritmo di crescita è fortemente diminuito (+1,6% da +2,6% del 2015), mentre nell’Uem è prosegui ta la fase di ripresa (+1,7% da +2,0% nel 2015). In Giappone, il Pil è cresciuto a ritmi simili a quelli del 2015 (+1,0%). Nelle economie emergenti, la crescita del Pil, pur rallentando, si è attestata al 6,7% in Cina e al 6,8% in India.

  Nella media del 2016 le quotazioni del Brent sono diminuite del 16,8%, attestandosi a 43,6 dollari a barile  (da 52,4 dollari del 2015), mentre il tasso di cambio dell’euro nei confronti del dollaro è rimasto sostanzialmente stabile (1,10 dollari per euro). La fase di rallentamento degli scambi mondiali è proseguita anche nel 2016. 

  Nel 2017, il Fondo Monetario Internazionale stima un accelerazione del prodotto e del commercio mondiale determinata dal miglioramento delle prospettive nei paesi avanzati. ? Per l’economia dell’area euro sono previsti ritmi di crescita simili al 2016. L’espansione dovrebbe essere sostenuta dai consumi delle famiglie, che beneficerebbero delle condizioni favorevoli dell’occupazione e dell’aumento del potere di acquisto in termini reali.

  Nei primi mesi del 2017 le quotazioni del petrolio sono rimaste sostanzialmente stabili rispetto ai livelli di fine 2016 (53,7 dollari a barile nella media del primo trimestre), grazie alla tenuta dell’accordo tra paesi produttori sui tagli alla produzione.  Gli indicatori qualitativi segnalano la prosecuzione di un recupero della crescita dell’economia italiana a ritmi moderati. La produzione industriale ha registrato un aumento nel trimestre dicembre-febbraio pari allo 0,7% su base congiunturale. ? A marzo la dinamica dei prezzi al consumo è risultata in rallentamento dopo i rialzi dei primi due mesi dell’anno. Tuttavia, la crescita tendenziale dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo si è attestata al 2,0% in aprile. (17/05/2017-ITL/ITNET)

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