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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - SAGGISTICA -"MARINETTI 70" SINTESI DELLA CRITICA FUTURISTA A CURA DI ANTONIO SACCOCCIO E ROBY GUERRA

(2017-03-01)

A settant’anni dalla morte, il fondatore del futurismo Filippo Tommaso Marinetti continua a essere una delle figure più discusse e controverse della cultura italiana. In questa pubblicazione alcuni tra i maggiori studiosi viventi dell’artista esplorano aspetti fondamentali della sua opera: il culto della modernità, le ricerche poetiche e parolibere, i rapporti con la politica (nazionalismo, socialismo, anarchismo, fascismo), l’influenza sulle avanguardie europee, l’attualità delle sue intuizioni nel XXI secolo.

Il volume, a cura di Antonio Saccoccio e Roberto Guerra, contiene contributi di Enrico Crispolti, Paolo Valesio, Simona Cigliana, Günter Berghaus, Gino Agnese, Giordano Bruno Guerri, Giorgio Di Genova, Riccardo Campa, Pierfranco Bruni, Vitaldo Conte, Massimo Prampolini, Patrizio Ceccagnoli, Giancarlo Carpi, Luigi Tallarico, Miroslava Hajek, Giovanni Antonucci, Massimo Duranti, Francesca Barbi Marinetti.

Antonio Saccoccio studioso delle avanguardie e del futurismo, collabora con l’Università Tor Vergata di Roma

Roberto Guerra è poeta e attivista futurista. Giù collaboratore della rivista Futurismo Oggi di Enzo Benedetto (Roma, anni '80/90), ha pubblicato diversi libri su Marinetti e il Futurismo. Per Armando editore ha già pubblicato: Futurismo per la nuova umanità. Dopo Marinetti... (2012) e Gramsci 2017... (ebook, 2014).

Scrive  Roby Guerra -  "Anniversario compleanno 108° per la più importante avanguardia italiana e non solo, ovvero il Futurismo di Marinetti, con il leggendario manifesto fondatore.  E continua l'interesse storico culturale per gli inventori dell'estetica scientifica con tacite celebrazioni di carattere soprattutto meramente celebrativo ma anche relativamente innovative, tra il centenario di Boccioni, mostre su Balla, la  nuova pubblicazione del Dizionario Aereo di Azari e Marinetti stesso, eccetera, saggi o contributi "revisionisti" vari. 

Dopo la stagione eroica con capitale Milano, il futurismo continuò nella Capitale e tutt'oggi è Roma il centro propulsivo e aggiornato per l'avanguardia di Marinetti.  Se ogni nuovo contributo - diciamo - persino filologico- è il benvenuto e conferma la fine (anche se restano zoccoli duri attardati e ideologici nella sempre attardata cultura italiana) dell'incredibile negazionismo del secondo novecento, continua un negazionismo anche tra gli addetti ai lavori sul presente e il futuro prossimo già certificato dai nuovi futuristi viventi. 

Ancora recentemente per il 70° anniversario della scomparsa di Marinetti, l'alta pubblicistica editoriale, Armando editore, casa editrice che lanciò Popper e McLuhan in Italia, quando imperversava sopravvalutata certa vulgata gramsciana (al di là di Gramsci che al contrario era a modo suo futurista con anche analisi sorprendenti live sul futurismo italiano)  il futurismo contemporaneo è stato certificato.
A cura di Antonio Saccoccio, ricercatore ciberculturale di Tor Vergata Università, ancora giovane il primo a metà anni duemila a rilanciare il futurismo su Internet,  e del sottoscritto, poeta futurista dagli anni '80 e tra gli ultimi futuristi ancora del secolo scorso con gli stessi Antonio Fiore Ufagrà e un certo Vitaldo Conte, scrittore e critico d'arte oggi doc proprio sul nuovo futurismo (tutti di Roma tranne Guerra di Ferrara in Emilia), è uscito Marinetti 70. Sintesi della critica futurista che oggi sintetizza la revisione "scientifica" più autorevole per l'avanguardia di Marinetti e la sua in certo senso continuità.  Continuità culturale controcorrente  e controintuitiva, di grande importanza valoriale quando l'andazzo dei tempi segnala certamente la vittoria solo parziale del futurismo, in ambito soprattutto scientifico, mentre la dimensione estetica altrove e generale appare inquinata da manierismo e mercantilismo eccessivo e quella politico sociale economica  - come si sa- testimonia uno sconcertante nuovo medioevo se non neoprimitivismo incombenti.

Fu sempre Roma a memorizzare nel secondo novecento buio il futurismo ibernato che continuava aggiornato con la rivista Futurismo Oggi,  Enzo Benedetto, Luigi Tallarico e pochi altri.  Marinetti 70  ha coinvolto tra gli autori  anche i critici d'area stretta  più importanti, almeno parecchi.  Da G.B. Guerri a G. Agnese, a G. Di Genova, a G. Berghaus e P. Ceccagnoli, allo stesso  G. Carpi e diversi altri ben noti, ad esempio R. Campa, ad esempio P. Bruni (del Mibact), si veda elenco completo in fondo link.  Fu sempre Roma inoltre nel duemila a rilanciare mediaticamente il futurismo con il celebre blitz della Fontana Rossa (di Trevi) dell'artista futurista vivente  Graziano Cecchini, romano doc.

Insomma, mentre altrove,  l'implosione dei tempi, spesso  nega l'avvenire, al massimo copia e incolla soprattutto di un secolo d'avanguardia, il futurismo contemporaneo, erede  "diversamente minimale e "elettronico" del futurismo storico, canta digita ancora la memoria del futuro perduto da riformattare e downloadare in nome della rivoluzione informatica e scientifica contemporanea. 

Nel panorama attuale segnaliamo in Italia  alcune eccezioni non a caso affini al futurismo, ovvero e sempre anche a Roma (oltre ad altre città italiane) oltre proprio al gruppo ormai microstorico degli stessi Saccoccio (fondatore) e Guerra e lo  stesso Conte, ovvero Netfuturismo (con contaminazioni neosituazioniste e neodada e neopop)....  il  Movimento Arte Vaporizzata di S. Balice e altri,  la fantascienza connettivista di S. Battisti ed altri.  Evidenziamo anche a altrove e a Milano,  tra un bordo teorico radicale sociale,  il cosiddetto transumanesimo futuribile dei vari R. Campa e S. Vaj (anche qua un romano  nell'area, l'architetto E. J. Pilia) e il  bordo squisitamente artistico del Metateismo neorinascimentale di D. Foschi.   

Qua e là nella penisola certamente altre astronavi dell'avanguardia,  tra musica o poesia elettronica, computer o net art, arte postcontemporanea, ma, media o non media, certa arte o certi storici dell'arte  sempre distratti o nichilistici autocompiaciuti o peggio esteticamente penosamente corretti, incredibilmente poco aggiornati e preda del solito io minimo  liquido dei tempi, se oggi ha un senso  ricordare il pluricentenario Manifesto di Marinetti (eufemismo visto che ancora le cronache di regime ci parlano di improbabili resurrezioni di certe aree politiche pseudoprogressiste),  ebbene, riassumendo, oltre a ricordare che non tutta Roma è quella miseria politichese che caratterizzano sempre le cronache, ma appunto Capitale del Nuovo Futurismo, la storia attuale dell'avanguardia italiana fondata da Marinetti  ha oggi una password oggettiva. "(01/03/2017-ITL/ITNET)

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