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PATRONATI ITALIANI NEL MONDO - 1 MAGGIO - LODETTI(INAS CISL):"ACCORDO CON SENATO ARGENTINO...ALL'ESTERO APPREZZATI DA SINDACATI E ISTITUZIONI. IMPEGNO PATRONATI CONDOTTO CON SERIETA' E PROFESSIONALITA'".
(2013-05-01)
Ritenuti indispensabili all?estero dagli stessi enti italiani, utilizzati con gran dispiego di forze ed interventi in Italia ed all?estero ma con alterne vicende sul piano del riconoscimento ufficiale da parte di alcune Istituzioni (ad esempio: Min.Lavoro si, Min. Esteri no). Eppure, al contrario, all?estero, oltre alla collaborazione con i piu? importanti sindacati, i Patronati italiani instaurano importanti relazioni con le principali Istituzioni nazionali, e non solo di settore. E? il caso del recente accordo fra l?INAS CISL ed il Senato della Repubblica Argentina. Sull?iniziativa Italialavorotv / Italiannetwork ha intervistato il responsabile del Coordinamento Estero del Patronato della CISL, Gialuca Lodetti.
Sul fronte sindacale, ancor pi? strette le relazioni con il Brasile. ?Abbiamo avuto un incontro importante con la CUT ? la Central ?nica dos Trabalhadores ? cui aderiscono 3.438 entidades filiadas, 7.464.846 s?cios e 22.034.145 de trabalhadores e trabalhadoras - il principale nostro interlocutore sindacale in Brasile, con il quale abbiamo stipulato un accordo, partendo dal presupposto del mutuo riconoscimento. Si tratta di un interlocutore assolutamente fondamentale per noi.? Afferma l?esponente del Patronato della CISL, che precisa ?da parte loro riconoscono l?importanza del lavoro de patronati, fra cui l'INAS, con il quale sono stati pensati progetti in comune che riguardano all'assistenza dei militanti della CUT, offrendo loro una platea pi? ampia di servizi da parte del patronato. Oltre a servizi di tipo tradizionale, pensionistico, svolgeremo un?attivit? di informazione, per quanto riguarda i poteri sindacali sia a livello centrale che locale, e su tutta la materia previdenziale brasiliana. Perch? ? aggiunge il sindacalista italiano - non solo abbiamo competenze sulla normativa italiana ma siamo ormai specializzati anche sulla normativa socio previdenziale brasiliana?.
Relazioni previdenziali non semplici quelle fra Italia e Brasile... ? Le parlo di un problema per tutti, quello del pagamento delle pensioni brasiliane in Italia: ? un problema che veniva dal fatto che il Brasile deve ancora trovare il modo per pagare direttamente, cio? non in maniera mediata, le pensioni, da parte dell?istituto previdenziale al pensionato nel nostro Paese. Il Brasile si avvale di un ente assistenziale che ha sede a San Paolo per mandare le somme ai pensionati residenti in Italia, ma questo sistema da anni ha falle ovunque. Non si riesce ad avere una procedura che funziona come di deve. Sulla questione abbiamo interessato sia il Ministero degli Affari Esteri ed il Ministero del lavoro, italiano e brasiliano, ma ? da anni che cerchiamo di risolvere questa diatriba, che ha del paradossale. Ci sentiamo un po' presi in giro per dire la verit?, ma pur facendo tutti gli sforzi possibili - e devo dire che anche il Ministero del lavoro in Italia li ha fatti - non siamo riusciti ancora ad ottenere dei risultati concreti. E questo per l'inerzia dell'amministrazione brasiliana?
Ma, al di l? dei rapporti sindacali, con un altro paese del sud america, l?INAS ha stretto rapporti ancor pi? significativi sul piano delle relazioni istituzionali..... ?Abbiamo avuto nel recente passato contatti diretti con la direzione generale del Senato della Repubblica Argentina, il quale si ? interessato dell'attivit? che svolgono i patronati in Argentina ed ha ricosciuto l'INAS come un interlocutore importante nell'ambito di un suo progetto relativo a ?sportelli? che dovrebbero essere creati nelle varie ciscoscrizioni sul territorio. In buona sostanza, il Senato Argentino ha individuato appunto nel patronato un soggetto con cui entrare in partnership. Tale interessamento, che ci onora, ha portato alla stipula di un accordo su linee molto generali ma che prelude ad accordi specifici sui temi che ci interessano reciprocamente e che verranno portati avanti localmente.?
In Europa proseguono i rapporti con l?Albania....
All'estero rappresentiamo una peculiarit?, mentre in Italia abbiamo una tradizione di 60 anni all'estero non esistono soggetti similari e quando si entra in contatto con le istituzioni il Patronato viene apprezzato quanto facciamo con seriet? e professionalit?, quindi ? giocoforza che questo apprezzamento si traduca in una facilit? e positivit? di rapporti. Oggi non siamo in un periodo di espansione in territori nuovi se non in alcune aree che abbiamo gi? individuato ed in cui abbiamo gi? aperto nostre rappresentanze, come in Albania. In realt? ci siamo aperti ad un?area extra UE perch? ? di tutta evidenza che con l'importanza dei flussi immigratori in Italia si debba creare un canale di assistenza in chiave bilaterale, che possa far andare meglio le cose sia sul piano socio previdenziale che assistenziale.
Per la Romania le cose sono pi? facili perch? la Romania ? all'interno dell'Unione Europea, quindi tutta una serie di provvidenze sono previste dai regolamenti; per l'Albania che non ha neanche un accordo bilaterale con l'Italia, ma un sistema che prima o poi entrer? nell'Unione, le cose sono un po' pi? complesse, per? bisogna prepararsi per tempo ed offrire alle centinaia di migliaia di immigrati che sono nel nostro paese un?assistenza per far s? che i loro diritti siano rispettati. Ultimamente con la Romania abbiamo avuto un ultimo incontro con il Ministero del lavoro rumeno, e con l'ambasciata di Romania in Italia. Incontro che abbiamo ritenuto molto fruttuoso?
Quanto agli italiani che lavorano nella Confederazione Elvetica emergono con l?aggravarsi della crisi economico-finanziaria dei problemi. Si assiste a rigurgiti di xenofobia nei confronti degli italiani, soprattutto riguardo ai frontalieri. ?Abbiamo avuto l'occasione di andare in Svizzera di recente per incontri con i sindacati svizzeri per parlare dei problemi dei frontalieri in Ticino, e proprio in quest'ultimo contesto si ? parlato anche delle difficolt? che incontrano i nostri lavoratori nel quadro di una crisi generale che ha investito anche la Svizzera, anche se le prospettive sono di crescita, ma la crisi italiana ha prodotto un trend in crescita di lavoratori frontalieri. Siamo a livello di circa 56.000 frontalieri italiani in Svizzera, precisa Lodetti, e tutto questo ha rafforzato le tensioni che gi? erano affiorate tempo fa. Abbiamo assistito ultimamente alla comparsa sulla stampa di articoli in cui mettevano in risalto il fatto che gli italiani rubassero il lavoro agli svizzeri e che non si pu? andare avanti cos?. Si accusano i nostri lavoratori di accettare salari che sono notevolmente pi? bassi della media svizzera. Tuttavia, la cosa a cui non si pensa ? che senza questo apporto di manodopera italiana la Svizzera oggi non reggerebbe nel suo complesso e quindi non solo in Canton Ticino.?
Per il sindacalista dell?INAS CISL ?? necessario arrivare a forme di regolamentazione e soprattutto di sinergia tra sindacati, affinch? fenomeni di dumping sociale non siano permessi. Per Lodetti c?? un dato di fatto: il sindacato non ? assolutamente a favore di questi fenomeni, ma ? ben attento a non demonizzare una fetta importante del mercato del lavoro svizzero, che in questo momento porta benessere al paese?.
Quanto alla critica situazione italiana, per Lodetti ?il Paese avrebbe bisogno di una visione di lungo profilo, ma stenta a trovare una sua identit?, quindi quando il Paese non sa bene dove andare il mercato del lavoro risente fortemente non solo della crisi economica internazionale, ma di una mancanza di indirizzo e di situazioni positive che dovrebbero essere incentivate. Vede, sono reduce da un giro tra le imprese del Veneto, e diversi imprenditori hanno avuto modo di mostrarci qual?? la situazione nella loro azienda e quale ? la situazione, per esempio del distretto del mobile nel Trevigiano. Ebbene, ho avuto modo di constatare la solitudine in cui sono lasciate alcune realt? produttive che fino a ieri hanno dato al Paese molto di pi? di quanto hanno ricevuto, sia in termini di lavoro che in termini di prodotto interno. Tutto questo va risolto con un grande progetto e speriamo che la politica finalmente riesca a trovare le soluzioni che ci facciano andare avanti e non ci facciano restare al palo. Quello che verifichiamo oggi ? che si sono aperti nuovi canali di emigrazione dall'Italia all'estero, e non sono soltanto i famosi ?cervelli in fuga? come abbiamo detto fino a poco tempo fa, ma sono ricominciati i flussi consistenti di lavoratori con svariate qualifiche. Giovani che anche se laureati, non riuscivano ad avere sbocchi professionali. Si tratta sempre di lavoro qualificato che v? fuori perch? il salario percepito ? sempre maggiore di quello italiano.
In buona sostanza, dice Lodetti, abbiamo una situazione in divenire per quanto riguarda la nostra emigrazione che invitiamo anche le istituzioni a seguire con attenzione. Prima di tutto il Ministero degli Affari Esteri. Siamo andati su una strada ben diversa negli ultimi anni, comprimendo totalmente i servizi per l'emigrazione nei Consolati. Che almeno dalla situazione presente derivi un nuovo atteggiamento anche nei confronti dei patronati con i quali il MAE si ? sempre rifiutato di fare un accordo, come prevede la legge 152 e che a me sembra invece indispensabile adesso, sia per il taglio dei fondi ai Ministeri, che le nuove prospettive dell?emigrazione italiana verso l'estero.? Rimanendo sul fronte dell?emigrazione italiana, sembra che con l?INPS sussistano ancora problemi nell?assistenza agli italiani all?estero. Quali i problemi di maggior rilevanza ? Secondo l?esponente dell?INAS CISL le maggiori difficolt? si incontrano ancora per la liquidazione in tempi accettabili delle pensioni, soprattutto in riferimento ad alcuni ?poli? INPS.? Ed il sindacalista cita ?il polo di Palermo per i pensionati degli Stati Uniti, al quale occorre molto, molto tempo, mentre oggi con l?informatizzazione del sistema in atto ? incredibile. Naturalmente. ? afferma - ho citato Palermo ma potrei citare anche altre situazioni molto difficili?.
Altra questione ? quella relativa all?incomunicabilit? fra banche dati. E Lodetti parla, nello specifico, delle informazioni che vengono date dai pensionati all?INPS e che ?dovrebbero essere un patrimonio da gestire in modo diverso. Mi spiego: quando facciamo riferimento alle dichiarazioni reddituali dei nostri assistititi, cui noi stessi apportiamo delle modifiche richieste dallo stesso INPS, ci accorgiamo spesso che non vengono utilizzate in casi diversi da quelli per i quali sono state raccolte, come se non avessimo fatto nessuna modifica. Questi sono problemi di gestione delle banche dati dell?istituto?.
Ma Lodetti parla anche del problema ?del riconoscimento dell?esistenza in vita dei pensionati per il pagamento delle pensioni. L?INPS insieme alla City Bank procede ogni anno alla campagna per l?esistenza in vita dei pensionati, per la gran parte portata avanti dai patronati a cui, per?, non viene tributato alcun riconoscimento sull?intervento che svolgono all?estero?. Per l?esponente dell?INAS si tratta, inoltre, di un?operazione troppo macchinosa, che dovrebbe essere snellita e per la quale dovrebbe essere riconosciuto il ruolo dei Patronati. I che ? aggiunge - non potrebbe che portare ad un miglioramento del servizio.
A maggio, poi, si riapre la campagna reddituale. Sul fronte degli indebiti qualcosa ? migliorato con l?annualizzazione delle dichiarazioni, ma siamo ancora lontani da un?efficienza del servizio accettabile. Quindi, confidiamo che l?INPS migliori alcuni meccanismi di comunicazione anche nei nostri confronti e si arrivi a quell?efficienza auspicata da tutti?, conclude il responsabile del Coordinamento estero del Patronato INAS CISL.(01/05/2013-ITL/ITNET)
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